Frasi che all’epoca potevano sembrare gesti di affetto, ma che oggi vengono rilette con un’attenzione diversa.
In un altro passaggio, Carlomagno parlava del desiderio di “riportarla a sé fino all’ultimo respiro” e dell’impossibilità di immaginare una vita senza di lei. “Non facciamo svanire tutto”, scriveva, parole che ora risuonano come un’eco dolorosa.
Quando il contesto cambia tutto
Il punto centrale, nelle ricostruzioni, è il contesto: una separazione in corso, tensioni familiari crescenti e un equilibrio già compromesso. Elementi che fanno apparire quei messaggi sotto una luce completamente diversa rispetto a una relazione serena.
Dopo circa due settimane di ricerche, Claudio Carlomagno ha confessato di aver ucciso Federica Torzullo nella loro abitazione. Secondo la prima versione fornita agli inquirenti, il delitto sarebbe avvenuto la mattina del 9 gennaio, al termine di un acceso litigio legato all’affidamento del figlio.
La confessione e le conseguenze
Stando al racconto dell’uomo, Federica sarebbe stata colpita con un coltello trovato in casa. Il corpo sarebbe poi stato nascosto in un terreno riconducibile alla sua attività. Dopo la confessione e l’arresto, la vicenda si è ulteriormente aggravata con il suicidio dei genitori di Carlomagno, mai indagati, travolti dal peso mediatico e umano della tragedia.
Il figlio della coppia è stato affidato ai nonni materni. Intanto la sorella di Federica ha chiesto di incontrare il cognato, dichiarando di voler conoscere tutta la verità e di non credere all’ipotesi di un gesto improvviso e isolato.
Parole che restano
In questa storia, i messaggi non sono solo un dettaglio investigativo. Sono frammenti di una quotidianità spezzata che, rilette oggi, raccontano quanto sottile possa essere il confine tra amore dichiarato e incapacità di accettare una fine.
Un confine che, in questo caso, ha avuto conseguenze irreversibili.











