La zia Stefania lo accompagna e gli resta accanto. Un’auto entra ed esce da una seconda entrata della casa per evitare sguardi indiscreti. Lui saluta dal finestrino, a volte sorride. «È un sorriso che ti spezza», racconta chi lo vede. «Perché capisci che è più grande della sua età».
Il dolore composto della famiglia
In casa i nonni restano chiusi, non per paura ma per necessità. «Stiamo soffrendo», dice ancora il padre di Federica. «Chiediamo solo rispetto per il nostro dolore. Non siamo nelle condizioni di parlare con tutti, fa troppo male». La moglie Roberta non esce, il cane Mia gira nel giardino e poi rientra quando viene chiamata.
«Noi vogliamo giustizia», aggiunge Stefano Torzullo. «Ma ci sarà chi la farà per noi. Le istituzioni. I magistrati». Nelle sue parole non c’è rabbia, ma una stanchezza profonda e una dignità che pesa.
I pochi che varcano quella soglia
A entrare in quella casa sono solo poche persone, con discrezione. Tra loro Fabio Erba, medico e amico di famiglia, che si ferma poco e lascia parole semplici: «Se stai male, prenditi un Aulin. Per qualsiasi cosa, io ci sono». È lui a raccontare che Stefano Torzullo, nei giorni di attesa, aveva confidato un sospetto che lo stava consumando: «Se lo sentiva fin dall’inizio che era stato il genero».
In paese si parla del futuro di quel bambino. Chi lo conosce lo ha visto crescere sui campi da calcio, giocare, ridere, essere sereno. L’ultima volta che Federica Torzullo era a bordo campo risale al 5 gennaio: era tranquilla, presente, sempre accanto al figlio.
Una porta chiusa che è un abbraccio
Oggi resta un bambino che fa i compiti, va a calcio, studia inglese ed è seguito dagli psicologi. Viene protetto come si protegge qualcosa di fragile e prezioso insieme. «Ha capito che la mamma non c’è», sussurra chi gli è vicino. «Magari non tutto. Ma abbastanza».
Quella porta chiusa in via Ugo La Malfa non è una barriera. È un abbraccio. Dentro c’è un nonno che soffre in silenzio, una nonna che non si arrende, una famiglia che prova a restare in piedi anche se fatta in mille pezzi.
















