La vicenda consumatasi lungo un viadotto dell’autostrada A1 nei pressi di Barberino del Mugello rappresenta l’ennesimo, doloroso capitolo di violenza contro le donne. A perdere la vita è stata Lorena Isceri, giovane manager, uccisa dall’ex compagno Federico Vella, 36 anni, che si è poi tolto la vita.
Gli elementi raccolti dagli inquirenti nelle ore successive delineano un quadro segnato da una marcata premeditazione, ricostruito attraverso una sequenza di passaggi ormai in gran parte definiti.
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Gli elementi che indicano una pianificazione

Secondo quanto emerso, l’uomo si era recato nei pressi dell’abitazione della donna, lasciando la propria auto in via Panciatichi e introducendosi successivamente nel garage del palazzo.
All’interno del suo veicolo sono state rinvenute ulteriori prove riconducibili a un disegno preparato in anticipo, tra cui strumenti destinati a immobilizzare la vittima. Elementi che, secondo gli investigatori, escludono l’ipotesi di un gesto improvviso o impulsivo.
L’attesa nel garage si è conclusa con l’aggressione a Lorena Isceri, sopraffatta e costretta all’interno del bagagliaio della sua stessa automobile, con la quale l’uomo si è poi immesso nella rete stradale.
La chiamata al 112 dal bagagliaio
Nonostante le condizioni di estrema costrizione, la donna è riuscita a compiere un gesto di straordinaria lucidità. Approfittando della presenza della propria borsa, riposta nello stesso vano, ha recuperato il telefono cellulare e composto il numero unico per le emergenze.
La conversazione con la centrale operativa del 112 è durata circa venti minuti. In quel lasso di tempo gli operatori hanno cercato di raccogliere ogni elemento utile a localizzare la vettura in movimento, mantenendo un contatto costante con lei.
La chiamata si è interrotta bruscamente soltanto quando l’aggressore si è accorto di quanto stava accadendo. Un momento chiaramente percepibile nella registrazione audio rimasta agli atti delle indagini.
Le comunicazioni dopo il delitto
Dopo quanto avvenuto sul viadotto, l’uomo ha inviato un messaggio alla madre della vittima. Subito dopo ha telefonato alla propria madre, rivelandole quanto commesso.
La donna, compresa la gravità della situazione, ha immediatamente contattato le forze dell’ordine per denunciare il figlio e fornire indicazioni utili all’intervento. Una scelta che ha permesso di mobilitare tempestivamente le pattuglie della polizia stradale e i vigili del fuoco.
Quaranta minuti di trattativa sul cavalcavia
Gli agenti hanno raggiunto l’uomo mentre si trovava in evidente stato di alterazione emotiva sul bordo del cavalcavia. Ne è seguita una lunga fase di stallo, condotta a pochi centimetri dal precipizio.
Per oltre quaranta minuti soccorritori e forze dell’ordine hanno tentato di instaurare un dialogo, invitandolo ripetutamente a mantenere la calma e a rientrare oltre la barriera di protezione.
Nonostante i continui appelli rivolti dal personale specializzato presente sul posto, ogni tentativo di dissuaderlo si è rivelato vano.
Una scia di domande
Restano ora aperti gli interrogativi sulle dinamiche che hanno preceduto quanto accaduto e sui segnali che, come spesso emerge in vicende simili, potrebbero non essere stati colti o adeguatamente valutati.
Un caso che riporta al centro il tema della violenza di genere e dell’importanza dei percorsi di protezione per le donne che vivono situazioni di rischio, spesso nella fase immediatamente successiva alla fine di una relazione, riconosciuta come la più pericolosa.
Se subisci violenza o conosci una donna in difficoltà, puoi chiamare gratuitamente il 1522, numero antiviolenza e stalking attivo 24 ore su 24. In caso di pericolo immediato, contatta il 112.