venerdì, Aprile 4

Femminicidio di Sara Campanella: parla il gip, chi ha aiutato Stefano Argentino

Femminicidio di Sara Campanella: parla il gip, chi ha aiutato Stefano Argentino

Secondo quanto emerge dalle indagini e dalle dichiarazioni del giudice per le indagini preliminari (gip), la madre di Stefano Argentino avrebbe tentato di aiutarlo a fuggire dopo l’omicidio.

 

Il 27enne, accusato di aver accoltellato a morte la ragazza in strada, era intenzionato a far perdere le sue tracce prima di essere arrestato.

La confessione di Stefano Argentino e il tentativo di fuga

Stefano Argentino, fermato e interrogato in merito all’uccisione di Sara Campanella, ha ammesso di aver compiuto il delitto durante l’interrogatorio di garanzia. Il gip, nel documento di convalida del fermo, ha sottolineato che il giovane aveva manifestato l’intenzione di fuggire prima dell’arresto e che la madre avrebbe cercato di facilitare la sua sparizione.

 

Un elemento chiave di questa vicenda è il ruolo della madre di Argentino, la quale, secondo gli inquirenti, avrebbe scritto un biglietto a nome del figlio nel tentativo di giustificare la sua scomparsa. Nel messaggio si leggeva che il 27enne si sarebbe allontanato per un periodo per sottoporsi a cure, ma le indagini successive hanno rivelato che il giovane non soffriva di alcuna patologia che giustificasse un allontanamento improvviso.

L’avvocato rinuncia alla difesa

A complicare ulteriormente il quadro giudiziario di Argentino è stata la decisione del suo avvocato di rinunciare all’incarico subito dopo l’interrogatorio di garanzia. Il legale ha spiegato di essere specializzato in diritto civile e di non sentirsi in grado di gestire un caso di tale gravità, sottolineando la necessità di un esperto in diritto penale per la difesa.

 

Durante l’interrogatorio, il 27enne ha ammesso di nutrire un interesse nei confronti della vittima, ma ha evitato di rispondere a domande cruciali, come il movente dell’omicidio e i dettagli sull’arma utilizzata. Anche sulla questione del presunto aiuto ricevuto per la fuga, Argentino ha mantenuto il silenzio, lasciando agli inquirenti il compito di ricostruire la dinamica dei fatti.

Le pressioni subite da Sara Campanella

Le indagini hanno rivelato che la giovane studentessa subiva pressioni da parte di Argentino da circa due anni. La 22enne aveva più volte respinto le sue avances, ma il ragazzo non aveva mai smesso di perseguitarla, fino a culminare nel tragico epilogo.

Sara Campanella era iscritta al corso di Tecniche di Laboratorio Biomedico presso l’Università di Messina e svolgeva il tirocinio presso il Policlinico universitario. Il giorno del delitto, è stata soccorsa proprio nella struttura ospedaliera dove lavorava come stagista, ma purtroppo non ce l’ha fatta.

L’autopsia e gli sviluppi dell’indagine

L’autopsia sul corpo della giovane è stata fissata per venerdì presso l’istituto di medicina legale del Policlinico universitario della città siciliana. I risultati dell’esame autoptico saranno fondamentali per chiarire ulteriori dettagli sulla dinamica dell’omicidio.

Gli inquirenti continuano a raccogliere prove e testimonianze per definire con precisione il ruolo della madre di Argentino e l’eventuale premeditazione del delitto. Il tentativo di fuga e il presunto aiuto materno potrebbero aggravare la posizione dell’imputato, aggiungendo ulteriori capi d’accusa a suo carico.

L’impatto sociale del femminicidio di Sara Campanella

Il caso di Sara Campanella ha riacceso il dibattito sul fenomeno del femminicidio in Italia, evidenziando ancora una volta la necessità di maggiori strumenti di protezione per le donne vittime di molestie e stalking.

L’episodio ha suscitato indignazione e dolore nella comunità locale e a livello nazionale. Amici, colleghi e professori della giovane hanno espresso il loro sgomento per una tragedia che forse poteva essere evitata con interventi tempestivi. La speranza è che questa ennesima tragedia possa portare a un rafforzamento delle misure preventive e a una maggiore sensibilizzazione contro la violenza di genere.

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