Continua a delinearsi il quadro relativo al femminicidio di Lorena Isceri, la donna di 45 anni uccisa dall’ex compagno Federico Vella presso un cavalcavia dell’autostrada A1, nei pressi di Barberino del Mugello.
Gli investigatori stanno ricostruendo ogni fase della vicenda, delineando i contorni di una relazione segnata da una progressiva escalation di tensione. Un elemento che, nelle situazioni di violenza di genere, rappresenta spesso il tratto ricorrente.
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Come era iniziata la relazione

Gli inquirenti hanno raccolto le deposizioni dei familiari della vittima, tra cui la madre Antonia, per ricostruire la cronologia del rapporto.
La relazione era iniziata nell’ottobre del 2024, all’interno di una palestra. Dopo una fase iniziale caratterizzata da intesa e dall’avvio della convivenza, la situazione sarebbe progressivamente peggiorata nella primavera successiva.
La rottura e la prima reazione
Secondo quanto ricostruito, dopo che l’uomo avrebbe confessato di essersi legato a un’altra persona, la donna aveva deciso di interrompere il rapporto.
Quella scelta avrebbe scatenato una prima reazione aggressiva, con la distruzione dei regali ricevuti. Nonostante l’episodio, i due avevano tentato una riconciliazione con una vacanza in Grecia, durante la quale sarebbero però emersi ulteriori segnali di tensione legati a comportamenti di gelosia ossessiva.
L’escalation delle ultime settimane
Il periodo precedente all’aggressione finale è stato contrassegnato da episodi sempre più gravi. Un tentativo di percorso condiviso con uno specialista si sarebbe concluso con forti accuse da parte dell’uomo.
A seguire, una discussione degenerata durante la quale, secondo quanto riferito dai familiari, l’uomo avrebbe minacciato la donna con un’arma.
Due settimane chiusa in casa
Il dato che restituisce meglio il clima di quei giorni riguarda il periodo compreso tra il 15 e il 28 agosto: secondo le testimonianze, la donna sarebbe rimasta chiusa nella propria abitazione per la paura.
Nello stesso periodo l’ex partner l’avrebbe tempestata di telefonate e messaggi. Un elemento che gli inquirenti stanno valutando nell’ambito della ricostruzione delle condotte persecutorie.
La sequenza è poi culminata con l’aggressione avvenuta a Firenze e con quanto accaduto successivamente lungo l’autostrada.
Gli accertamenti ancora in corso
Sul fronte tecnico proseguono gli accertamenti medico-legali, con l’esame autoptico e gli esami tossicologici disposti per verificare l’eventuale presenza di sostanze o un uso alterato di farmaci.
Nell’ambito delle verifiche sono stati sentiti anche i professionisti che avevano avuto contatti con l’uomo. Secondo quanto riferito, l’ultimo colloquio sarebbe avvenuto il giorno precedente al delitto, senza che emergessero avvisaglie di quanto stava per accadere.
Un elemento che conferma quanto già osservato in vicende analoghe: i segnali più concreti, nella maggior parte dei casi di violenza di genere, emergono all’interno della relazione e vengono percepiti dalla vittima e da chi le sta vicino, più che in altri contesti.
Le indagini proseguono per completare la ricostruzione degli ultimi mesi e verificare tutti gli elementi raccolti dalle deposizioni.