Tra tutte le assenze registrate ai funerali di Enrica Bonaccorti, celebrati sabato 14 marzo 2026 nella Basilica di Santa Maria in Montesanto — la Chiesa degli Artisti affacciata su Piazza del Popolo a Roma — una ha pesato più di tutte. Renato Zero, il cantautore romano legato alla conduttrice da una lunga e profonda amicizia, non era presente in chiesa. La sua assenza era visibile, palpabile, notata da tutti coloro che conoscono il legame speciale che i due avevano costruito nel corso di decenni di vita condivisa nel mondo dello spettacolo italiano.

Ma Renato Zero non ha lasciato che il silenzio parlasse al suo posto. Ha scritto una lettera — intima, personale, straziante — che Monsignor Antonio Staglianò, rettore della Basilica e celebrante della funzione, ha letto durante l’omelia davanti a una chiesa piena di colleghi, amici e fan in lacrime. Un testo che ha trasformato un’assenza fisica in una presenza emotiva assoluta. Le parole di Zero hanno fermato il respiro di chiunque le stesse ascoltando.
Ma non è stata solo la lettera di Renato Zero a rendere indimenticabile questa cerimonia. L’omelia di monsignor Staglianò ha restituito un ritratto di Bonaccorti che è andato molto oltre il ricordo della conduttrice televisiva.
La lettera di Renato Zero: “Lascerò sempre quella porta aperta”
Nel testo letto da monsignor Staglianò, Renato Zero ha ripercorso il lunghissimo percorso condiviso con Bonaccorti, con la semplicità di chi non ha bisogno di costruire un’immagine: “Sei stata all’occorrenza sorella, amica, complice, pur di non lasciarmi sguarnito, ci siamo arrangiati sempre, inventandoci giorno per giorno un mestiere diverso. Tu ti sei persino improvvisata mia manager per farmi ottenere qualche scrittura.”



















