Intanto, Andrea Sempio è tornato a parlare, ammettendo a “Quarto Grado” un dettaglio inedito: durante l’interrogatorio del 2008 avrebbe avuto un malore con intervento del 118, circostanza mai riportata a verbale. «Avevo la febbre da giorni», ha detto, aggiungendo che i carabinieri lo avrebbero persino lasciato andare a casa per recuperare lo scontrino che doveva provare il suo alibi. Una versione che contrasta con le dichiarazioni fatte a maggio, quando lui e i suoi legali avevano definito “falsità” le indiscrezioni sul presunto malore.
I documenti oggi al vaglio mostrano un’anomalia: mentre Sempio veniva sentito (dalle 10:30 alle 14:40), due carabinieri avrebbero redatto, in contemporanea, verbali di altri amici (Biasibetti, Capra e Freddi). Un cortocircuito temporale che alimenta i dubbi.
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Perché il Dna “Ignoto 3” potrebbe cambiare tutto
Gli esperti parlano di un momento cruciale. Se la Procura confermerà che il profilo genetico non è frutto di contaminazione e non appartiene a operatori, «Ignoto 3» sarà considerato un complice o l’esecutore materiale dell’omicidio. A quel punto, l’inchiesta si allargherà inevitabilmente.
Gli inquirenti stanno analizzando contatti, spostamenti e celle telefoniche di Sempio e dei suoi amici. Si cerca un possibile legame tra il Dna e i soggetti presenti a Garlasco nei giorni precedenti al delitto. Gli scenari possibili sono due:
- Ignoto 3 è un “inquinatore”: qualcuno entrato dopo il delitto in modo non tracciato (ipotesi che la Procura ritiene sempre meno probabile).
- Ignoto 3 è l’assassino o un complice: una persona che ha avuto contatto diretto con Chiara Poggi poco prima della morte.
Cosa succede ora
Le prossime settimane saranno decisive. In corso ci sono nuovi accertamenti genetici e confronti con banche dati nazionali e internazionali. Si lavora anche sull’ipotesi che Sempio non fosse solo quel giorno. In parallelo, gli inquirenti valutano eventuali omissioni o anomalie negli atti del 2007-2008, un tema che potrebbe aprire fronti clamorosi.
Il delitto di Garlasco, lungi dall’essere chiuso, sembra entrare in una fase storica. Dopo anni di condanne, ricorsi e polemiche, il caso riapre la porta alla verità: chi ha ucciso Chiara Poggi? E, soprattutto, quante persone c’erano davvero in quella villetta la mattina del 13 agosto?