Il momento più toccante dell’intervista è quello in cui Elisabetta Ligabò parla di Chiara Poggi. Non con astio, non con distanza. Con il ricordo nitido di una ragazza che l’ultima volta che l’ha vista era sorridente, vestita con una gonnellina rossa e una maglietta bianca, venuta a prendere dei vestiti da portare ad Alberto che si trovava a Londra per una vacanza studio. Era luglio 2007. Poche settimane dopo, Chiara sarebbe stata uccisa.
«Chiara è sempre nei miei pensieri e nelle mie preghiere. E so che lei da lassù ci sta proteggendo» ha detto la signora Ligabò. E poi la rivelazione di ciò che farà il giorno in cui Alberto sarà libero: «Penso che andremo al cimitero da Chiara». Una frase che non ha bisogno di commenti, e che dice tutto sulla complessità umana di questa vicenda, al di là delle aule dei tribunali e delle contrapposizioni mediatiche.
Leggi anche:Garlasco, cosa rischia Marco Poggi: l’avvocato avverte
Leggi anche:Cagliari, speronano e fanno ribaltare l’auto di una famiglia con 5 persone a bordo
Leggi anche:Esplosione e crollo a Porto Sant’Elpidio: muore Giuseppe Pieroni
La libertà si avvicina: la revisione del processo
Quel giorno potrebbe non essere lontano. La Procura Generale di Milano sta esaminando i documenti presentati dalla Procura di Pavia per la eventuale istanza di revisione della condanna di Stasi. Se la richiesta venisse accettata, Alberto potrebbe tornare libero entro l’anno — in attesa della pronuncia definitiva del processo di revisione — grazie alla sospensione della pena prevista dalla legge in questi casi.
La madre non vuole illudersi, ma non vuole nemmeno smettere di sperare. E trova forza nelle persone che stanno portando avanti questa battaglia: «Il dottor Napoleone, il dottor Civardi, i loro collaboratori, i carabinieri di Moscova. Stanno lottando con determinazione per far emergere la verità. Persone così non ti fanno perdere la speranza». Dopo quasi vent’anni, Elisabetta Ligabò comincia a vedere una luce in fondo al tunnel. E sa già dove vuole andare, il giorno in cui potrà portarci suo figlio.