martedì, Maggio 19

Garlasco, scontro totale tra Freccero e Travaglio: “Stasi innocente”

Scintille in diretta televisiva sul caso Garlasco. Durante l’ultima puntata di Otto e Mezzo su La7 è andato in scena uno scontro durissimo tra Carlo Freccero e Marco Travaglio, con al centro la condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi.

Il confronto, iniziato come una semplice discussione sul possibile sviluppo delle nuove indagini legate ad Andrea Sempio, si è rapidamente trasformato in un acceso botta e risposta fatto di accuse, ironie e attacchi frontali.

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Freccero: “C’è un innocente in carcere”

Tutto parte quando Carlo Freccero affronta il tema della revisione del processo di Garlasco. L’ex direttore di Rai2 chiarisce subito di non essere un magistrato, ma allo stesso tempo si dice convinto dell’innocenza di Alberto Stasi.

“Io non sono un giudice e non ho assolutamente competenze, per cui non so chi è colpevole oppure no. So solamente che c’è uno in galera innocente, cioè Stasi. A me questa cosa non piace”, ha dichiarato.

Parole che hanno immediatamente provocato la reazione di Marco Travaglio, intervenuto con una replica secca: “E chi l’ha detto che è innocente?”.

Gli errori nelle indagini e il caso Sempio

Freccero ha poi insistito sugli errori che, secondo lui, sarebbero stati commessi durante l’inchiesta e il processo che hanno portato alla condanna definitiva di Stasi.

L’ex dirigente televisivo ha parlato apertamente di “100 errori nell’inchiesta”, sostenendo che negli anni sarebbe emersa una lettura alternativa rispetto alla versione processuale ufficiale.

Nel suo intervento ha citato anche giornalisti, commentatori e community online che da tempo sostengono la necessità di riaprire il caso, soprattutto dopo le nuove indagini su Andrea Sempio.

Travaglio però ha replicato ricordando che le sentenze vengono emesse dai magistrati e non dai giornalisti o dagli opinionisti televisivi.

Lo scontro sulle community del web

Il momento più acceso della discussione è arrivato quando Freccero ha difeso apertamente il lavoro di alcune community nate online attorno al delitto di Garlasco.

Secondo l’ex direttore Rai, su internet sarebbe nato un gruppo di utenti e youtuber che avrebbe analizzato atti processuali e documenti con “competenza e precisione incredibili”.

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