Secondo gli investigatori, l’obiettivo sarebbe stato quello di parlare lontano da eventuali dispositivi di ascolto. Durante la telefonata, Giuseppe Sempio avrebbe detto:
“Così siamo fuori e non seguono qua”. Andrea Sempio, però, avrebbe mostrato prudenza, spiegando che spostarsi troppo avrebbe potuto attirare ulteriori sospetti.
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I rapporti con l’ex comandante dei carabinieri
Un altro aspetto che starebbe attirando l’attenzione della Procura riguarda i legami tra Silvia Maria Sempio, zia paterna dell’indagato, e Andrea Marchetto, ex comandante della stazione dei carabinieri di Garlasco ai tempi dell’omicidio.
Secondo gli inquirenti, questi rapporti potrebbero aiutare a comprendere il contesto delle prime indagini del 2007. Negli atti si ipotizza infatti che Andrea Sempio possa avere beneficiato inizialmente di un atteggiamento particolarmente favorevole.
L’ombra dell’inchiesta per corruzione
Le nuove carte richiamano anche un altro filone investigativo aperto dalla magistratura di Brescia. Secondo l’ipotesi accusatoria, nel 2017 Silvia Maria Sempio avrebbe consegnato 30mila euro per favorire l’archiviazione della posizione di Andrea Sempio. Si tratta di elementi che la difesa respinge e che restano ancora oggetto di accertamenti.
Le consulenze della difesa
Nel frattempo i legali di Andrea Sempio, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, hanno depositato diverse consulenze tecniche per contrastare la richiesta di rinvio a giudizio. Tra queste anche la relazione del medico legale Sabino Pelosi, secondo cui Chiara Poggi sarebbe sopravvissuta soltanto pochi minuti dopo l’aggressione.
Una ricostruzione che contrasterebbe con l’ipotesi investigativa di una colluttazione più lunga. La difesa contesta inoltre anche la cosiddetta “impronta 33”, ritenendo che non presenti caratteristiche sufficientemente chiare per essere attribuita con certezza ad Andrea Sempio.
L’inchiesta continua
Le nuove intercettazioni e le consulenze depositate stanno alimentando ulteriormente il caso Garlasco, tornato al centro dell’attenzione mediatica dopo quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi.
La Procura di Pavia continua intanto a lavorare per consolidare il quadro accusatorio nei confronti del nuovo indagato.