È passato un anno dalla riapertura dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco. A distanza di quasi diciotto anni dal delitto, la Procura di Pavia si avvicina ora a una decisione cruciale: la possibile richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, tornato ufficialmente indagato nel gennaio 2025 con l’ipotesi di omicidio in concorso.
Una svolta che riaccende uno dei casi giudiziari più controversi della cronaca italiana recente, rimettendo al centro il tema più discusso e fragile dell’intera vicenda: il Dna rinvenuto sotto le unghie della vittima.
Perché il caso è stato riaperto

La riapertura del fascicolo risale al 23 gennaio 2025, quando la giudice per le indagini preliminari di Pavia ha accolto la richiesta dei pubblici ministeri, sollecitata anche dalla difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata.
Alla base della decisione ci sono stati nuovi approfondimenti sugli esiti della perizia genetica eseguita nel 2014 durante il processo d’Appello bis, quello che portò alla condanna definitiva. In quella sede, l’analisi delle tracce biologiche sotto le unghie di Chiara Poggi aveva evidenziato la presenza di Dna maschile.
Successivi accertamenti, in linea con le consulenze della difesa Stasi, hanno indicato una compatibilità di quelle tracce con la linea genetica maschile della famiglia di Andrea Sempio, aprendo nuovamente il fronte investigativo.
Il Dna sotto le unghie e l’incidente probatorio
Il Dna e l’impronta palmare rinvenuta sul muro della scala che conduce al seminterrato della villetta sono stati al centro dell’incidente probatorio concluso nel dicembre scorso. Un passaggio chiave che ha però diviso nettamente le parti.
Per l’accusa e per la difesa di Stasi, gli esiti rafforzano il quadro indiziario. Per la difesa di Sempio e per la parte civile, invece, non emergono elementi nuovi in grado di ridefinire con certezza la dinamica del delitto.
Un confronto che ha messo in evidenza quanto il dato scientifico, in questo caso, sia tutt’altro che definitivo.
La consulenza genetica e i limiti scientifici
La consulenza genetica è stata affidata a Denise Albani, genetista della Polizia di Stato, che ha lavorato esclusivamente sulla documentazione disponibile. Il materiale biologico prelevato nel 2014, infatti, è stato interamente consumato e non può essere nuovamente analizzato con tecniche moderne.
Nel verbale dell’udienza del 18 dicembre, la genetista è stata esplicita: «Di affidabile e certo, purtroppo, in questo profilo non c’è nulla». Una frase che sintetizza i limiti oggettivi dell’analisi.
Sotto le unghie della vittima sono presenti più profili maschili, almeno uno dei quali compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio. Tuttavia, si tratta di aplotipi misti e parziali, non riconducibili a un profilo genetico completo e univoco.
“Compatibile” non significa “appartiene”
Dal punto di vista scientifico, la presenza del cromosoma Y consente solo di restringere il campo a una linea familiare maschile, ma non permette di identificare un singolo individuo. Non esiste, in altre parole, un profilo genetico pienamente leggibile e attribuibile con certezza.
Albani ha inoltre chiarito che, con le metodologie attualmente disponibili, non è possibile stabilire quando il materiale biologico sia stato depositato, né come sia finito sotto le unghie di Chiara Poggi.
Non si può ricostruire se il Dna derivi da un contatto diretto durante l’aggressione o da circostanze precedenti, né attribuirlo a un dito specifico o a una zona precisa dell’unghia.
Il problema della datazione e delle contaminazioni
A complicare ulteriormente il quadro ci sono i limiti dell’analisi biostatistica. L’assenza di database adeguati alla popolazione di riferimento e l’impossibilità, per i software utilizzati all’epoca, di stimare con precisione la probabilità di contaminazioni o artefatti di laboratorio rendono il dato genetico ancora più fragile.
Alla luce di questi fattori, la compatibilità attribuita ad Andrea Sempio viene definita da “moderata” a “forte”, ma non raggiunge mai una soglia di certezza scientifica.
La decisione della Procura e lo scenario che si apre
A un anno dalla riapertura del caso, l’indagine si trova ora a un passaggio decisivo. Il Dna resta l’elemento più discusso, ma anche quello che presenta i maggiori limiti interpretativi.
Spetterà alla Procura di Pavia valutare se questo quadro indiziario, complesso e incompleto, sia comunque sufficiente per sostenere una richiesta di processo nei confronti di Andrea Sempio.
Una scelta che potrebbe segnare una nuova svolta nel delitto di Garlasco, a quasi due decenni da un omicidio che continua a sollevare interrogativi, divisioni e dubbi irrisolti.















