venerdì, Maggio 1

“Il fantasma del Pareggione”: Marina Berlusconi agita la politica e spaventa Meloni

Non è uno slogan ufficiale, né una strategia dichiarata apertamente. Eppure, da giorni, nei corridoi di Camera e Senato si parla sempre più insistentemente di un’ipotesi che potrebbe cambiare gli equilibri politici: il cosiddetto “Pareggione”. Un termine che, secondo diverse ricostruzioni, sarebbe stato evocato da Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e figura sempre più centrale negli equilibri di Forza Italia.

L’idea è semplice quanto dirompente: uno scenario di sostanziale pareggio alle prossime elezioni non sarebbe affatto un problema. Anzi, potrebbe diventare un’opportunità. Un risultato senza vincitori netti, infatti, aprirebbe la strada a nuove maggioranze e, soprattutto, renderebbe determinanti i partiti centristi nella formazione del governo.

Perché il pareggio fa paura a Meloni e Schlein

Un esito senza vincitori chiari rappresenterebbe un cambio radicale rispetto alla logica maggioritaria che ha dominato negli ultimi anni. E a temerlo di più sarebbero proprio i leader dei due principali schieramenti: Giorgia Meloni ed Elly Schlein.

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Entrambe puntano a una vittoria netta che consenta di governare senza vincoli. Il “Pareggione”, invece, riporterebbe la politica italiana a una fase di trattative, mediazioni e accordi trasversali. In altre parole, il ritorno dei cosiddetti “giochi di palazzo”, dove nessuno ha i numeri da solo e tutti devono trattare.

Le tre ragioni dietro la strategia

Dietro questa visione, attribuita a Marina Berlusconi, ci sarebbero motivazioni precise. La prima riguarda gli equilibri nel centrodestra. L’eventuale ingresso di figure più radicali potrebbe spostare l’asse politico, rendendo Forza Italia marginale rispetto alla linea più moderata e europeista che ha sempre rivendicato.

La seconda ragione è più ambiziosa: in uno scenario senza vincitori, i centristi diventerebbero decisivi. Questo significherebbe poter incidere direttamente nella formazione del governo, scegliendo alleanze e indirizzo politico.

Ma il vero nodo è il terzo: l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Senza una maggioranza chiara, sarebbe inevitabile un accordo largo tra più forze politiche. E chi sta al centro avrebbe un peso determinante nella scelta.

La partita sulla legge elettorale

Perché il “Pareggione” diventi possibile, però, c’è una condizione fondamentale: fermare o rallentare la riforma elettorale su cui lavora il governo. Il progetto, noto come “Stabilicum”, prevede un sistema proporzionale con un premio di maggioranza molto forte per chi arriva primo.

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