mercoledì, Luglio 29

Ranucci, ordigno sotto casa a Pomezia: polvere pirica e miccia. Indaga la DDA, un’unica telecamera a 50 metri

Indagine per danneggiamento aggravato con metodo mafioso dopo l’esplosione che ha distrutto l’auto di Sigfrido Ranucci e danneggiato quella della figlia. Gli investigatori lavorano su polvere pirica pressata, innesco a miccia e poche immagini utili. Sullo sfondo, segnalazioni di boati nei giorni precedenti e il racconto di un “incappucciato”.

Che cosa è successo e dove

L’esplosione è avvenuta in serata a Campo Ascolano, sul litorale di Pomezia. La deflagrazione ha distrutto la Opel Adam del conduttore di Report e ha danneggiato una Ford Ka Plus della figlia, parcheggiate davanti alla villetta di famiglia. Secondo una prima ricostruzione, Ranucci sarebbe rientrato circa venti minuti prima dello scoppio.

Gli elementi tecnici dell’ordigno

Dai primi rilievi emerge un ordigno artigianale ad alto potenziale, verosimilmente composto da polvere pirica pressata in quantità superiore al chilo. In questa fase non risultano indicazioni su un timer: l’ipotesi prevalente è un innesco a miccia, con il dispositivo lasciato tra due vasi all’esterno del cancello. Gli artificieri dei carabinieri stanno analizzando i reperti per confronti con altri episodi recenti sul litorale romano e nell’hinterland.

Pochissime immagini: una sola telecamera lontana

La strada del villino non risulta coperta da impianti di videosorveglianza privati. L’unico dispositivo utile, a circa 50 metri, è una telecamera montata su un semaforo pedonale, che in campo lungo inquadra anche il fronte dell’abitazione. Gli inquirenti sono al lavoro per capire se abbia ripreso l’arrivo o l’allontanamento dell’autore.

La sicurezza del giornalista e le abitudini

Le indagini coordinano accertamenti su orari e movimenti, ipotizzando anche sopralluoghi preliminari dell’autore o di un gruppo. La protezione personale di Ranucci, attiva negli spostamenti, non prevede vigilanza esterna continuativa quando il giornalista è in casa: un possibile punto debole che sarebbe stato sfruttato per collocare l’ordigno.

Le voci del quartiere e l’“incappucciato”

Dopo la detonazione, residenti riferiscono di boati avvertiti nei giorni precedenti nell’area del parco antistante la villetta (27 settembre, 4 ottobre e una data più recente), ipotizzando “prove” per misurare tempi di intervento.

 

Un automobilista avrebbe notato un uomo vestito di scuro e incappucciato attraversare la strada verso un boschetto poco prima dell’esplosione. Queste testimonianze sono al vaglio e richiedono riscontri oggettivi.

Il quadro investigativo

Il procedimento è iscritto come danneggiamento aggravato con metodo mafioso ed è coordinato dalla DDA di Roma. Operano i carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati, insieme agli artificieri e alla polizia scientifica. Saranno determinanti l’analisi della sostanza esplosiva, i tracciati video e i possibili pattern con altri ordigni artigianali usati sul litorale negli ultimi mesi.

Le prossime mosse

Gli inquirenti incroceranno tabulati, telecamere su arterie di accesso e testimonianze, oltre a possibili banche dati su componenti reperibili. Resta alta la cautela su piste e moventi: le conclusioni arriveranno solo al termine delle analisi tecniche e dei riscontri territoriali. Intanto, famiglia e residenti sono accompagnati dai carabinieri per esigenze di sicurezza.