Il 13 gennaio 2026, la Romagna ha tremato. Due scosse di terremoto, la più forte di magnitudo 4.3, hanno colpito l’area di Forlì, con epicentro a pochi chilometri da Russi, in provincia di Ravenna.

La seconda scossa, di magnitudo 4.1, ha interessato Faenza. Questi eventi sismici, avvertiti distintamente dalla popolazione, hanno riportato alla mente ricordi dolorosi e una sensazione di vulnerabilità che molti speravano di aver superato.
Le scosse, verificatesi a distanza di pochi minuti l’una dall’altra, hanno costretto la gente a scendere in strada, a cercare un rifugio, a condividere la paura. Le testimonianze sui social network hanno cominciato a diffondersi rapidamente: “Ero appoggiata alla finestra e mi ha spostato in avanti”, ha scritto un’utente, mentre un altro ha raccontato di tazzine che tremavano appese a un gancio. La vita quotidiana, per un attimo, è stata interrotta da un evento naturale che, sebbene non raro, riesce sempre a colpire nel profondo.
La reazione immediata degli italiani
La risposta delle autorità locali è stata tempestiva. Il sindaco di Imola, Marco Panieri, ha comunicato che non si registravano danni a persone o cose, né segnalazioni di criticità nel territorio comunale. Tuttavia, la sensazione di paura era palpabile. Gli studenti sono stati evacuati da alcune scuole, un gesto che, sebbene necessario, ha amplificato il senso di vulnerabilità. La sicurezza, in questi momenti, diventa una priorità assoluta, ma la paura di ciò che potrebbe accadere è difficile da placare.
Daje il terremoto mentre sei nelle corsie strette del supermercato e quasi ti cade la roba in testa.
— 𝙿𝚎𝚗𝚜𝚊𝚝𝚒 𝚊𝚏𝚏𝚊𝚗𝚌𝚞𝚕𝚘. (@Anormale9) January 13, 2026
Le scosse, durate circa 4-5 secondi, hanno avuto un impatto emotivo significativo. La gente si è ritrovata a condividere le proprie esperienze, a cercare conforto in una comunità che, in situazioni di crisi, si stringe attorno a sé. “Qualcosa è caduto sul pavimento”, ha scritto un altro testimone, descrivendo la confusione e il disorientamento. In un attimo, la quotidianità si è trasformata in un momento di angoscia collettiva.
⚠️ Video che ci invia Francesco Zannoni delle due scosse di terremoto di magnitudo 4.3 e 4.1 avvertita nel Faentino. pic.twitter.com/3JHSqyWnOy
— Italia 24H Live 🔴 – Notizie dall’Italia (@Italia24HLive) January 13, 2026
Un territorio segnato dalla storia sismica
La Romagna non è estranea ai terremoti. La sua storia è costellata di eventi sismici che hanno lasciato il segno nel tessuto sociale e culturale della regione. Ogni scossa riporta alla mente il fragore del passato, le immagini di distruzione e la resilienza di una popolazione che ha sempre saputo rialzarsi. Ma ogni nuovo evento porta con sé anche una nuova ondata di paura, un ricordo che si riattiva, una ferita che non si rimargina mai del tutto.
La geologia della regione, con le sue faglie e le sue peculiarità, rende la Romagna un’area a rischio. Tuttavia, la preparazione e la consapevolezza della popolazione sono cresciute nel tempo. Le scuole, i comuni e le istituzioni hanno investito in programmi di formazione e prevenzione, cercando di rendere la comunità più resiliente. Ma la paura rimane, un’ombra che si fa sentire ogni volta che la terra trema.
Il terremoto del 13 gennaio 2026 ha scosso non solo la terra, ma anche le anime di chi vive in Romagna. La paura, la vulnerabilità e la solidarietà si intrecciano in un racconto collettivo che merita di essere ascoltato e compreso. Ogni scossa è un richiamo alla fragilità della vita, un invito a riflettere su quanto sia importante sentirsi parte di una comunità.
In un mondo in cui tutto sembra stabile, la terra che trema ci ricorda che la sicurezza è un’illusione. Ma è proprio in questi momenti di crisi che si manifesta la vera forza di una comunità. La Romagna, con la sua storia e la sua resilienza, continuerà a affrontare le sfide del futuro, portando con sé le cicatrici del passato e la speranza di un domani migliore.





