venerdì, Febbraio 6

Addio a Cesare Ruperto, morto a 100 anni l’ex presidente della Consulta

Il 6 febbraio 2026, Roma ha pianto la scomparsa di Cesare Ruperto, un gigante della giurisprudenza italiana, che ha dedicato un secolo della sua vita al servizio delle istituzioni e della legalità.

La sua morte, avvenuta all’età di cento anni, non è solo la perdita di un uomo, ma la chiusura di un capitolo fondamentale nella storia del diritto italiano. Ruperto non è stato solo un magistrato, ma un testimone diretto delle trasformazioni giuridiche e sociali che hanno caratterizzato il nostro Paese, mantenendo sempre un profilo di sobrietà e rigore intellettuale.

Nato a Filadelfia, in provincia di Vibo Valentia, il 28 maggio 1925, Ruperto ha iniziato la sua carriera nella magistratura ordinaria, scalando le gerarchie fino a diventare presidente di sezione della Corte di Cassazione. La sua nomina a giudice costituzionale nel 1993, e successivamente a presidente della Corte costituzionale nel 2001, lo ha reso una figura centrale nel garantire l’equilibrio tra i poteri dello Stato in un periodo di grande tumulto politico. La sua visione della Costituzione era sempre attenta all’evoluzione della società, un approccio che ha reso la Corte un baluardo di giustizia e imparzialità.

Un giurista di straordinaria integrità

Ruperto ha vissuto un’epoca in cui il diritto italiano ha subito profondi cambiamenti, e la sua capacità di interpretare la Costituzione con uno sguardo lungimirante ha avuto un impatto duraturo. Durante il suo mandato, ha affrontato alcune delle questioni più delicate per l’assetto democratico del Paese, sempre con una fermezza che ha guadagnato il rispetto trasversale di politici e giuristi. La sua presidenza è ricordata per la difesa dell’autonomia dei giudici e per la capacità di sintesi all’interno del collegio, qualità che hanno contribuito a consolidare il prestigio della Corte in anni di acceso dibattito politico.

Continua a leggere per scoprire maggiori dettagli.