“Non possiamo tollerare giochetti politici sulla pelle di dieci ragazzi maltrattati e respinti dai libici. Disobbediamo a un ordine ingiusto e inumano, ma così facendo obbediamo al diritto marittimo, alla Costituzione italiana e alle leggi dell’umanità”. Una linea di aperta contrapposizione al Viminale, che ora rischia di costare caro alla Ong.
La linea dura del governo
Il fermo amministrativo è stato disposto congiuntamente da Polizia, Guardia di Finanza e Guardia Costiera. La durata del blocco sarà decisa dal prefetto di Trapani. Intanto, dal fronte politico non mancano attacchi: alcuni utenti sui social accusano la Mediterranea di essere andata a prendere i migranti “direttamente sulle spiagge libiche”, bollando l’operazione come l’ennesima prova dei “taxi del mare”.
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Un nuovo fronte di scontro
La vicenda riaccende la polemica tra Ong e governo. Da un lato le associazioni rivendicano il rispetto del diritto internazionale e la necessità di salvare vite in mare; dall’altro il Viminale ribadisce l’applicazione del decreto Piantedosi e la volontà di regolare i flussi migratori senza deroghe. Una sfida che rischia di segnare un nuovo braccio di ferro politico e giudiziario.