martedì, Marzo 24

Referendum giustizia, Taormina furioso dopo la vittoria del No

Il testo è costruito con un’ironia amara che non lascia spazio a interpretazioni: “Che i cittadini italiani non si lamentino più. Vadano in galera tranquilli, sereni e contenti perché ce li ha mandati una magistratura che da sempre ci riserva giustizia, equilibrio e rispetto.”

Taormina va giù duro su ogni aspetto del sistema giudiziario italiano. Sulla presunzione di innocenza de facto: “Vadano contenti, grati e fiduciosi direttamente a giudizio perché nel 50% dei casi saranno assolti — anche se saranno stati massacrati da custodie cautelari e avranno visto distrutta la famiglia e perso lavoro, beni, imprese.” Sulle condizioni delle carceri: “Vadano giulivi nelle belle nostre carceri dove si sta benissimo, a parte vivere in dieci in quattro metri per quattro, con un bugliolo in comune e in continua esposizione a trattamenti non proprio rispettosi della dignità delle persone.”

E ancora, sui pentiti: “Si prendano con rassegnazione condanne incomprensibili basate su dichiarazioni di pentiti inattendibili e non riscontrate, che vengono raccolte promettendo soldi e impunità.” Poi la stoccata finale sul ruolo degli avvocati: “I cittadini italiani non si rivolgano più agli avvocati per cercare di uscire di galera o per essere assolti, perché deve bastare la grande fiducia che oggi hanno manifestato nei confronti del sistema giudiziario.”

I casi citati: Santa Maria Capua Vetere e gli ergastolani innocenti

Taormina chiude il post con due riferimenti concreti e pesanti come macigni. Il primo: le torture carcerarie di Santa Maria Capua Vetere, dove nel 2020 decine di agenti della polizia penitenziaria picchiarono i detenuti — un caso che aveva scosso il Paese e che resta una delle pagine più buie della storia recente del sistema penitenziario italiano. Il secondo: gli ergastolani usciti dal carcere dopo vent’anni perché ritenuti innocenti — una categoria di storie che il garantismo italiano porta avanti da anni come testimonianza estrema dei costi umani di un sistema che sbaglia e non si corregge in tempo.

Per Taormina il senso è chiaro: gli italiani hanno scelto di confermare questo sistema così com’è, bocciando una riforma che avrebbe almeno provato a separare chi accusa da chi giudica. Ora, dice con amarezza, devono convivere con le conseguenze di quella scelta.

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