I disordini che hanno interessato Milano lo scorso fine settimana continuano ad alimentare il dibattito pubblico. Dopo gli interventi di diversi esponenti del mondo dello spettacolo, tra cui Fedez ed Enrico Ruggeri, anche Iva Zanicchi ha espresso la propria posizione, soffermandosi in particolare sulla presenza di giovanissimi tra i protagonisti degli episodi di violenza.
Ospite di Un Giorno da Pecora, su Rai Radio 1, la cantante ha usato parole molto dure nei confronti di chi partecipa a saccheggi e danneggiamenti, sostenendo che l’età non dovrebbe diventare una giustificazione per comportamenti simili.
Leggi anche:Bruno Vespa rimprovera Sabrina Brizzola a Porta a Porta: «Venite preparati»
Leggi anche:Ilaria Salis, scontro con Matilde Siracusano in diretta: «Ma chi è ‘sta qua?»
Leggi anche:Emilio Solfrizzi lontano dalla Tv: «Dopo Tutti pazzi per amore non ho fatto più niente»
«È un problema serissimo, gravissimo, che non si può tollerare in nessun modo», ha dichiarato Zanicchi, prima di entrare nel merito della responsabilità dei ragazzi coinvolti negli scontri.

La frase di Iva Zanicchi sui giovanissimi coinvolti negli scontri
Nel corso della trasmissione radiofonica, la cantante ha affrontato il tema dei minorenni che prendono parte ad azioni violente, citando anche l’ipotesi di ragazzi di appena 13 anni coinvolti in furti e danneggiamenti.
«Anche se uno ha 13 anni, se tu hai la capacità e l’intelletto di andare, di rubare, di spaccare una vetrina, io ti punisco, io ti do, ti prendo a calci in cu*o, ti faccio fare almeno dieci chilometri a calci in cu*o», ha affermato.
Le parole, volutamente provocatorie, hanno espresso la linea molto severa sostenuta da Zanicchi nei confronti dei responsabili delle violenze. La cantante ha insistito sulla necessità di non minimizzare quanto accaduto, neppure quando i protagonisti sono molto giovani.
«Calci veri»: la precisazione dopo la domanda della conduttrice
Durante l’intervista, la conduttrice Nancy Brilli le ha chiesto se il riferimento ai calci fosse da intendere in senso figurato. Zanicchi ha escluso questa interpretazione, ribadendo il carattere letterale della propria provocazione.
«Ma che senso figurato. No, no, calci in cu*o veri», ha risposto. Ha poi aggiunto di non ritenere particolarmente originale la propria posizione, presentandola come una reazione diretta alla gravità degli episodi di violenza.
La cantante ha quindi immaginato un confronto con i ragazzi coinvolti e con le loro famiglie. «Io direi a questi ragazzi, per favore, portatemi a casa, voglio conoscere i vostri genitori, la vostra mamma, il vostro papà», ha raccontato.
La provocazione si è estesa anche agli adulti che potrebbero minimizzare le responsabilità dei figli. «E se questi mi dicono: “Beh, signora Zanicchi, ma sono ragazzi, sono ragazzate”, allora prendo a calci in cu*o anche loro», ha concluso sul punto.
Il dibattito sulle responsabilità dei ragazzi e delle famiglie
L’intervento di Zanicchi si inserisce nel confronto seguito agli scontri di Milano, durante il quale diversi personaggi pubblici hanno espresso opinioni differenti sulle cause delle violenze e sulle possibili risposte.
Nel suo intervento, la cantante ha scelto una posizione particolarmente dura, concentrandosi sulla responsabilità individuale dei giovani e sul ruolo educativo delle famiglie. Il messaggio è rivolto sia a chi compie atti di vandalismo sia ai genitori che, secondo la sua critica, potrebbero liquidarli come semplici bravate.
Il tema ha assunto anche una dimensione generazionale, con opinioni differenti espresse nel mondo dello spettacolo. L’articolo di Libero Quotidiano richiama, tra gli altri, i rapper Marracash, Ghali e Artie 5ive, citati nel dibattito sviluppatosi nei giorni precedenti.
Le dichiarazioni di Zanicchi aggiungono così un’altra voce alla discussione sulla violenza nelle piazze, sulla responsabilità dei minorenni e sull’educazione familiare. Le sue frasi, pronunciate durante la diretta radiofonica, si distinguono per il tono esplicito e sono destinate a suscitare reazioni contrastanti.