Momenti di apprensione nell’ambito dell’inchiesta sul delitto di Garlasco. La madre di Andrea Sempio è stata ricoverata d’urgenza in ospedale dopo essersi sentita male nella mattinata. A confermare la notizia è stato l’avvocato Liborio Cataliotti, legale della difesa, intervenuto al programma “Dentro la notizia” e raggiunto anche da Fanpage.it. Si tratta di una vicenda ancora in evoluzione, sulla quale sono in corso tutti gli accertamenti del caso.
Il ricovero e le parole dell’avvocato

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Secondo quanto riferito, la donna avrebbe accusato un malore legato all’assunzione di farmaci. “Sarebbe in overdose di farmaci”, ha dichiarato l’avvocato Cataliotti. La madre di Andrea Sempio sarebbe stata sottoposta a un trattamento sanitario d’urgenza e ricoverata in ospedale. Allo stato attuale, come precisano le fonti, non vi è certezza sul fatto che l’assunzione sia stata volontaria o meno: sono in corso le verifiche necessarie a chiarire la dinamica dell’episodio.
Un anno e mezzo di pressioni
La donna, sottolineano i suoi legali, ha vissuto negli ultimi diciotto mesi una fase segnata da forti pressioni, sia mediatiche sia legate al procedimento giudiziario. È stata ascoltata più volte dai carabinieri, in particolare in merito al cosiddetto biglietto del parcheggio di Vigevano, uno degli elementi al centro degli accertamenti. Già in una precedente occasione, durante un’audizione in caserma, non si era sentita bene.
Il contesto dell’inchiesta sul delitto di Garlasco
La vicenda si inserisce nel quadro delle indagini relative all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nell’agosto del 2007. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti vi è quella legata all’uso dell’automobile di famiglia. Secondo quanto riportato in un’informativa dei carabinieri, la madre di Sempio sarebbe stata l’unica persona della famiglia ad aver utilizzato con certezza l’auto la mattina del 13 agosto 2007. Da qui il dubbio, sollevato dagli investigatori, che a Vigevano quel giorno potesse essersi recata la donna e non il figlio.
È fondamentale precisare che si tratta di ipotesi investigative ancora al vaglio degli inquirenti e che nei confronti di tutte le persone coinvolte vale pienamente la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva. Nessun elemento, allo stato, costituisce un giudizio di responsabilità.