sabato, Luglio 4

Lago di Vico, la ministra Roccella rompe il silenzio dopo la scomparsa del marito: “Momento tragico e lacerante”

A più di una settimana dalla scomparsa di Luigi Cavallari, il marito della ministra della Famiglia Eugenia Roccella, arriva il primo messaggio pubblico della titolare del dicastero. Parole segnate dal dolore e dalla gratitudine per la vicinanza ricevuta in giorni descritti come “tragici e laceranti”, mentre le ricerche nel lago di Vico proseguono ancora senza esito.

Il messaggio della ministra

Le acque scure e i canneti del lago di Vico, a illustrare le insidie dei fondali durante le ricerche di Luigi Cavallari

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“Sto cercando di rispondere personalmente a ciascuno, e so che comprenderete se ci metto un po’”, ha scritto Roccella, ringraziando quanti le hanno espresso solidarietà dopo il dramma. La ministra ha parlato di una vera e propria “ondata di affetto”, definendola commovente e fondamentale per andare avanti in un momento personale tanto difficile.

Un messaggio sobrio e composto, che restituisce lo strazio di una vicenda ancora senza una risposta, con la famiglia sospesa nell’attesa di notizie che, a oltre una settimana di distanza, non sono ancora arrivate.

Cosa è successo

Luigi Cavallari è scomparso lo scorso venerdì durante una gita in barca insieme alla moglie. Dopo essersi tuffato nel lago per trovare refrigerio dal caldo, secondo la ricostruzione avrebbe accusato un malore improvviso, scomparendo sotto la superficie dell’acqua. A dare l’allarme sarebbe stata la stessa ministra, con i soccorsi giunti rapidamente sul posto.

Da quel momento è scattata una vasta operazione di ricerca, tuttora in corso, che coinvolge sommozzatori, unità specializzate e mezzi arrivati da diverse parti d’Italia, insieme a tecnologie avanzate per il monitoraggio dei fondali.

Le difficoltà delle ricerche

Le operazioni si scontrano però con le caratteristiche complesse del lago di Vico. Il bacino presenta profondità variabili, da zone relativamente basse fino a circa 50 metri, con una media attorno ai 22 metri. A complicare il lavoro dei soccorritori è soprattutto la scarsa visibilità: l’acqua torbida e la fitta vegetazione sommersa costringono i sommozzatori a operare spesso quasi esclusivamente al tatto.

Anche i sistemi robotici incontrano ostacoli, con canneti e piante sommerse che rendono difficile la navigazione dei dispositivi subacquei. Secondo gli esperti, inoltre, eventuali correnti interne potrebbero aver spostato il punto di ricerca, rendendo le operazioni ancora più complesse. Nonostante l’imponente dispiegamento di forze e mezzi, le ricerche proseguono senza esito, mentre resta l’attesa per gli sviluppi di una vicenda che ha profondamente colpito l’opinione pubblica.