Quella lesione vertebrale aveva generato ipotesi investigative decisive: da una colluttazione finita male, a un impatto violento dentro un’auto, forse durante una frenata improvvisa da parte dell’aggressore. Era considerata una possibile chiave per dimostrare la morte violenta di Liliana, la cui ipotesi di suicidio era stata fin dall’inizio contestata dai familiari.
Sergio Resinovich e la denuncia contro i periti
Il fratello di Liliana, Sergio Resinovich, aveva perfino denunciato all’Ordine dei medici i primi periti incaricati dalla Procura, accusandoli di errori e negligenze. Ora questa nuova dichiarazione cambia di nuovo le carte in tavola: se la frattura fosse effettivamente avvenuta durante l’autopsia, molte delle ricostruzioni finora ritenute attendibili perderebbero fondamento.
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Il marito Sebastiano Visintin sotto indagine
Attualmente l’unico indagato per omicidio è il marito di Liliana, Sebastiano Visintin. Durante una recente perquisizione nella sua abitazione, sono state sequestrate diverse lame e un maglione giallo. Secondo gli inquirenti, alcune fibre compatibili con il tessuto del maglione sarebbero state trovate sul corpo della vittima.
Nuove piste e vecchi misteri
Il caso Resinovich resta uno dei più complessi e controversi degli ultimi anni. Tra le registrazioni di telecamere mancanti, presunti sosia, anomalie nelle celle telefoniche e ora anche errori potenzialmente fatali in sede di autopsia, l’inchiesta prosegue tra colpi di scena e incertezze.
Una cosa è certa: questa confessione potrebbe indebolire l’ipotesi omicidiaria basata sulla frattura e riportare l’indagine verso altri scenari. Ma sarà necessario attendere gli accertamenti della Procura per capire quanto peserà davvero questa nuova testimonianza.