domenica, Gennaio 11

Lutto per Verdone e De Sica: poco fa la triste notizia

Il 9 gennaio 2026, il cinema italiano ha subito una perdita incommensurabile con la scomparsa di Filippo Ascione, uno dei più brillanti sceneggiatori della sua generazione.

A soli 71 anni, Ascione ha lasciato un’eredità artistica che continua a risuonare nei cuori di chi ha avuto il privilegio di immergersi nelle sue storie.

Lutto per Verdone e De Sica:

La sua morte non è solo un evento triste per gli addetti ai lavori, ma segna un momento di riflessione profonda per un’intera nazione che ha visto nei suoi film un riflesso delle proprie fragilità e delle proprie speranze.

In un’epoca in cui il cinema sembra spesso relegato a un mero intrattenimento, Ascione ha saputo elevare la narrazione a una forma d’arte capace di esplorare l’animo umano in tutte le sue sfaccettature. La sua penna ha tracciato percorsi narrativi che hanno toccato le corde più intime della nostra esistenza, rendendo le sue opere non solo film, ma esperienze emotive indimenticabili. La notizia della sua morte ha colpito come un fulmine a ciel sereno, lasciando un vuoto che si avverte non solo nelle sale cinematografiche, ma anche nelle case di chi ha riso e pianto con i suoi personaggi.

Filippo Ascione è stato un architetto delle storie, un uomo che ha saputo tradurre in immagini e dialoghi la complessità dell’animo umano. La sua carriera è iniziata negli anni ottanta, quando ha avuto l’onore di lavorare come assistente alla regia per il leggendario Federico Fellini. Questa esperienza ha plasmato la sua visione artistica, conferendogli una sensibilità onirica che ha permeato le sue sceneggiature. La sua capacità di osservare il mondo con uno sguardo attento e critico ha fatto di lui un narratore unico, capace di mescolare il riso con il pianto, la satira con la poesia.

Il sodalizio artistico con Carlo Verdone è uno dei capitoli più significativi della sua carriera. Insieme, hanno esplorato le fragilità dell’italiano medio, creando pellicole che sono diventate cult della cinematografia nazionale. Film come “Al lupo al lupo”, che ha vinto il Nastro d’Argento per il miglior soggetto originale, sono testimonianze della sua abilità nel coniugare umorismo e introspezione. La sua scrittura non era mai banale; ogni battuta, ogni dialogo, era un tassello di un mosaico complesso che rifletteva la realtà italiana.

Ma Ascione non si è limitato a scrivere per il grande schermo. Ha anche esplorato il mondo della produzione, collaborando con importanti case di produzione e sostenendo il cinema indipendente. La sua visione era quella di un intellettuale a tutto tondo, sempre pronto a scommettere su progetti audaci e innovativi. La sua attività è rimasta fervida fino alla fine, come dimostrano i suoi lavori più recenti, tra cui “Cercando Itaca”, previsto per il 2025, e la sua collaborazione con giovani registe emergenti.

La sua morte ha suscitato un’ondata di commozione tra i colleghi e i fan. Il sindaco di Cariati, Cataldo Minò, ha ricordato Ascione come un figlio illustre della Calabria, un uomo di cultura che ha portato il nome della sua terra nel mondo attraverso l’arte. Questo legame profondo con le sue radici è stato un elemento chiave della sua esistenza, un’ancora emotiva che gli ha permesso di rimanere umile e autentico nonostante il successo. La sua casa di Cariati era il rifugio dove trovava ispirazione e calore umano, un luogo che ha sempre portato nel cuore.

Ascione ha saputo raccontare i vizi e le virtù di un paese intero con garbo e intelligenza. La sua capacità di mescolare il riso con il pianto, la satira con la poesia, resta un modello per chiunque voglia intraprendere la carriera di scrittore per il cinema. I suoi film continuano a essere studiati e amati, poiché contengono lezioni preziose su come si scrive una storia universale partendo da piccoli dettagli quotidiani. La sua eredità vivrà attraverso le sue opere, che continueranno a ispirare generazioni di cineasti e spettatori.

La scomparsa di Filippo Ascione non rappresenta solo la fine di una vita dedicata all’arte, ma l’inizio di un nuovo modo di fruire le sue opere. Ogni film, ogni battuta, ogni personaggio che ha creato, è un invito a riflettere sulla condizione umana. La sua scrittura, intrisa di una profonda umanità, ci ricorda che dietro ogni risata c’è una storia di sofferenza, e dietro ogni lacrima, un momento di gioia. In un mondo che spesso sembra dimenticare l’importanza delle emozioni, Ascione ci ha insegnato a guardare oltre, a scoprire la bellezza anche nei momenti più bui.

Il cinema è fatto di ombre che si muovono su uno schermo, ma dietro quelle luci si nasconde il battito silenzioso di chi ha saputo immaginare ogni singolo respiro dei protagonisti. Il vuoto lasciato da un autore come Ascione è una pagina bianca che nessuno potrà più riempire con la stessa grazia. La sua morte ci obbliga a guardare indietro, a riflettere sulla profondità di un cammino umano e artistico dedicato interamente alla comprensione dell’animo altrui.

In questo momento di lutto, è fondamentale ricordare che le storie di Filippo Ascione non andranno perdute. Esse continueranno a vivere nei cuori di chi ha avuto la fortuna di conoscerle, di chi ha riso e pianto con i suoi personaggi. La sua eredità è un patrimonio culturale che appartiene a tutti noi, un invito a esplorare la complessità della vita attraverso il filtro dell’arte. La sua voce, anche se silente, continuerà a risuonare nel panorama cinematografico italiano, un faro di luce in un mare di ombre.

Filippo Ascione ci ha lasciato, ma il suo spirito vive in ogni scena che ha scritto, in ogni risata che ha suscitato, in ogni lacrima che ha fatto scorrere. La sua vita è stata un viaggio straordinario, un percorso di scoperta e di creazione che ha arricchito il nostro immaginario collettivo. E mentre il sipario si chiude su di lui, il nostro compito è quello di mantenere viva la sua memoria, di continuare a raccontare le storie che lui ha iniziato, di non dimenticare mai l’importanza di dare voce a chi non ne ha.

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