Per settimane Palazzo Chigi avrebbe cercato di tenere riservata la vicenda, considerata particolarmente delicata alla luce della linea politica ufficiale dell’Italia sulla guerra in Ucraina. Ma il caso è ora emerso pubblicamente, complicando ulteriormente un quadro interno alla maggioranza già segnato da tensioni crescenti sulla questione russa.
L’ambasciatore Paramonov aveva già attaccato Meloni pubblicamente
Il diplomatico al centro della vicenda non è un personaggio qualsiasi. Aleksej Paramonov, ambasciatore russo in Italia, aveva già attirato l’attenzione a febbraio con un’intervista rilasciata all’agenzia russa Ria Novosti, nella quale aveva accusato la premier Meloni di ignorare le conseguenze della mancanza di dialogo tra Italia e Russia. Un attacco diretto e pubblico alla presidente del Consiglio, che tuttavia non aveva modificato la posizione ufficiale del governo: la linea italiana — ribadita da Meloni in Parlamento e confermata nel comunicato del Consiglio Supremo di Difesa — resta quella di sostenere le sanzioni contro Mosca e di favorire una soluzione negoziale del conflitto in Ucraina.
In questo contesto, la notizia di un incontro riservato tra un esponente di punta di FdI e l’ambasciatore di un Paese contro cui l’Italia ha contribuito a costruire un sistema di sanzioni internazionali ha il peso politico che ha. Non solo per il merito — di cui non sono noti i contenuti del colloquio — ma per il metodo: un’iniziativa personale, non concordata, che scavalca la catena di comando su uno dei dossier più sensibili della politica estera.
Le tensioni nella maggioranza sulla Russia: da Salvini a Cirielli
Il caso Cirielli si inserisce in un momento in cui le tensioni nella maggioranza sulla gestione dei rapporti con Mosca sono già ai massimi. La Lega di Matteo Salvini ha più volte sollecitato un approccio diverso sul piano energetico, ipotizzando un ritorno all’acquisto di gas e petrolio russi sull’esempio degli Stati Uniti di Trump — una posizione che non coincide con quella di FdI e Forza Italia, più allineate alla strategia occidentale. Alle divergenze energetiche si aggiungono quelle simboliche, come il dibattito sul padiglione russo alla Biennale di Venezia, su cui anche all’interno della stessa maggioranza si sono registrate posizioni differenti.
Se le aperture della Lega verso Mosca sono ormai considerate quasi fisiologiche dagli alleati di governo, l’episodio attribuito a Cirielli è percepito come più delicato proprio perché arriva dall’interno di FdI — il partito della premier, il cuore della coalizione. Un caso che, pur senza produrre conseguenze ufficiali, ha acceso un faro su quanto sia complicato per il governo Meloni tenere una linea compatta sulla Russia nel mezzo di una guerra che ha trasformato l’energia, la sicurezza e la diplomazia in terreno di scontro quotidiano.



















