domenica, Aprile 5

Meloni nel Golfo per l’energia, la sinistra la attacca: ma Bassanini (PD) li gela tutti

C’è un copione che si ripete puntuale, qualunque cosa faccia il governo. Giorgia Meloni vola nel Golfo per trattare forniture energetiche e tenere i prezzi sotto controllo per famiglie e imprese italiane, e la sinistra — tutta — si lancia in una gara a chi la critica di più. Peccato che stavolta, nel mezzo del tiro al bersaglio, si sia alzata una voce del tutto inaspettata a rimettere le cose in prospettiva.

Perché Meloni è volata nel Golfo

Il viaggio del presidente del Consiglio nei Paesi arabi non è stato un capriccio diplomatico né una fuga dai problemi interni, come qualcuno ha insinuato. L’obiettivo era preciso: rafforzare i legami con i principali fornitori di gas e petrolio in un momento in cui l’Italia — come tutta l’Europa — è stretta tra il caro-energia, le tensioni geopolitiche e una guerra che non accenna a fermarsi.

Bollette alle stelle, carburante che pesa sempre di più sui bilanci familiari, imprese che faticano a restare competitive: sono questi i problemi concreti che il tour energetico puntava ad affrontare. Una mossa che, in un Paese normale, avrebbe trovato almeno un minimo di consenso trasversale. E invece.

Braga, Boccia, Schlein: il repertorio delle critiche

La capogruppo del Pd alla Camera Chiara Braga ha liquidato tutto come una semplice operazione d’immagine: secondo lei il viaggio servirebbe soprattutto a “rilanciare la proiezione internazionale” di Meloni, allontanandola dalle difficoltà interne. Una lettura che ignora completamente il contesto energetico in cui il Paese si trova.

Il collega al Senato Francesco Boccia ha alzato ulteriormente il tiro, accusando il premier di “arrancare e inseguire i problemi”. La sua soluzione alternativa? Volare a Washington e Tel Aviv a dire “fermatevi”. Una proposta che avrebbe del geniale, se non fosse che la diplomazia internazionale non funziona con gli slogan.

In serata è arrivata anche Elly Schlein, che ha denunciato la mancanza di carburante per i voli aerei razionati e ha accusato il governo di essere “acriticamente subalterno a Trump”. Un’accusa che stride con il fatto che Meloni, nel corso del viaggio, ha ribadito pubblicamente il dissenso italiano sulle politiche americane legate al conflitto in corso.

Fratoianni, la Spagna e il blackout che si è “dimenticato”

Sul fronte di Alleanza Verdi-Sinistra, Angelo Bonelli ha definito la missione “un elemento di fallimento e disperazione politica”, mentre Nicola Fratoianni ha parlato di imbarazzo per una premier che va in giro “con il cappello in mano dagli emiri”. Fin qui, ordinaria amministrazione.

Poi però Fratoianni ha deciso di tirare in ballo la Spagna come modello virtuoso di transizione energetica, citando i prezzi bassissimi del kilowattora iberici rispetto a quelli italiani. Peccato abbia dimenticato un dettaglio non proprio secondario: nell’aprile del 2025, la Spagna è rimasta al buio per 16 ore consecutive a causa di un blackout energetico di proporzioni storiche, costato all’economia del Paese circa 1,6 miliardi di euro. Quel modello, insomma, ha qualche crepa di troppo.

La voce che nessuno si aspettava

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