domenica, Aprile 5

Meloni nel Golfo per l’energia, la sinistra la attacca: ma Bassanini (PD) li gela tutti

In questo clima da stadio, ha stupito tutti l’intervento di Franco Bassanini, ex ministro e figura storica del centrosinistra italiano. Invece di accodarsi al coro delle critiche, Bassanini ha fatto esattamente il contrario: ha preso le distanze dall’opposizione con parole nette e inequivocabili.

“Che senso hanno le critiche alla missione nel Golfo di Meloni?” ha chiesto pubblicamente, ricordando come nei momenti di crisi la coesione nazionale sia una necessità e non un optional. Ha citato addirittura Giorgio Napolitano, spiegando che rinforzare i rapporti con i Paesi del Golfo dovrebbe essere una scelta condivisibile da tutti, al di là dell’appartenenza politica. “Criticare tutto ciò che fa il governo non giova alla credibilità dell’opposizione”, ha aggiunto, con una franchezza che in pochi si sono concessi.

Una presa di posizione che ha fatto rumore proprio perché arriva da chi non può essere sospettato di simpatie governative. E che fotografa con precisione il problema di fondo di una certa opposizione: l’incapacità di distinguere tra le battaglie che valgono e quelle che si ritorcono contro.

La maggioranza: “Meloni tutela gli italiani”

Galeazzo Bignami

, capogruppo di Fdi alla Camera, ha definito la missione “un segnale di grande attenzione per le famiglie e le imprese italiane”. Il suo omologo al Senato, Lucio Malan, ha sottolineato come essere il primo leader occidentale nell’area dall’inizio del conflitto conferisca all’Italia un peso specifico diverso sul piano internazionale — e che questo peso, prima o poi, si traduce in potere contrattuale reale.

Il punto politico, alla fine, è banalmente semplice. Se il viaggio porta a casa forniture garantite e prezzi più sostenibili per famiglie e imprese, gli unici ad averci guadagnato saranno gli italiani. E a quel punto resterà una domanda senza risposta: l’opposizione cosa avrebbe fatto di diverso, e perché non lo ha detto quando ne aveva l’occasione?

Il nodo energetico che l’Italia non può più ignorare

Al di là delle polemiche quotidiane, la questione energetica resta uno dei problemi strutturali più profondi del nostro Paese. L’Italia sconta da decenni una dipendenza cronica dalle forniture estere, aggravata prima dalla crisi del gas seguita al conflitto russo-ucraino e ora ulteriormente complicata dallo scenario mediorientale in piena evoluzione.

In questo quadro, costruire relazioni stabili con i Paesi del Golfo — Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti — non è un’operazione di facciata ma una necessità strategica. Francia e Germania lo sanno da anni e curano questi rapporti con continuità, indipendentemente dal governo in carica. L’Italia ha spesso accumulato ritardi che si pagano in termini di vulnerabilità e debolezza negoziale.

Criticare una mossa del genere senza offrire alternative concrete non è fare opposizione. È semplicemente fare rumore. E gli italiani, tra una bolletta e l’altra, stanno imparando a distinguere le due cose.

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