sabato, Giugno 27

“Sto a morì”: la battuta di Meloni chiude Atreju tra applausi, ironia e attacchi all’opposizione

L’ultima giornata di Atreju 2025 si è chiusa con un momento destinato a diventare virale. Dopo circa un’ora di intervento sul palco della kermesse di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni ha concluso il suo discorso con una battuta rivolta alla sua segretaria particolare Patrizia Scurti: «Sto a morì». Una frase pronunciata sorridendo, che ha strappato risate e applausi al pubblico.

Un’uscita spontanea che ha stemperato un intervento politico denso, serrato e ricco di passaggi polemici, ma anche di rivendicazioni sui risultati del governo e di messaggi identitari rivolti alla comunità di Atreju.

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Un discorso lungo, ritmato e identitario

L’intervento della presidente del Consiglio si è sviluppato lungo diversi filoni. Meloni ha parlato di appartenenza, di percorso politico e di comunità, definendo Atreju «giornate che profumano di appartenenza» e un luogo dove si sono formate generazioni di militanti della destra italiana.

«Noi siamo stati gli artefici del nostro destino», ha ribadito dal palco, sottolineando come il successo politico di Fratelli d’Italia non sia stato casuale ma il risultato di anni di coerenza, sacrifici e presenza sul territorio.

La forza della coalizione e il messaggio agli alleati

Meloni ha poi voluto rassicurare sulla tenuta del centrodestra, parlando di una coalizione solida e determinata. Secondo la premier, l’attuale maggioranza avrebbe davanti un’“occasione storica” per realizzare il progetto di Paese che per anni è stato al centro della sua proposta politica.

«Da noi si discute per trovare una sintesi, e l’abbiamo sempre trovata», ha detto, contrapponendo il metodo della maggioranza a quello dell’opposizione, descritta come litigiosa e costantemente in attesa di una crisi interna al governo.

Economia, fiducia e credibilità internazionale

Una parte consistente del discorso è stata dedicata ai risultati economici. Meloni ha parlato di fiducia dei cittadini, citando l’aumento degli investimenti nei titoli di Stato italiani come segnale di una ritrovata credibilità del Paese.

Secondo la premier, la credibilità internazionale produce effetti concreti: «La credibilità produce orgoglio, ma soprattutto produce ricchezza». Un passaggio accompagnato dagli applausi della platea, che Meloni ha collegato anche al miglioramento dei giudizi delle agenzie di rating e alla riduzione dello spread.

Le frecciate all’opposizione e la polemica politica

Non sono mancati i riferimenti polemici al centrosinistra. Meloni ha accusato l’opposizione di “portarsi sfortuna da sola”, sostenendo che ogni critica rivolta al governo finisce per essere smentita dai fatti.

«Parlano male di Atreju ed è l’edizione migliore di sempre, parlano male del governo e il governo sale nei sondaggi», ha ironizzato, chiudendo con una battuta a tema natalizio: «Si portano sfiga come la carta della pagoda».

Il confronto mancato e il “campo largo” evocato

Nel suo intervento Meloni ha anche ringraziato i leader dell’opposizione presenti ad Atreju, tra cui Giuseppe Conte, Matteo Renzi, Carlo Calenda e Angelo Bonelli, sottolineando però l’assenza della segretaria del Partito Democratico.

Secondo la premier, chi evita il confronto dimostra di non avere contenuti: «Qui si misura il valore delle persone. Chi non viene dimostra di non averli». Una frase che ha riacceso il dibattito sul cosiddetto campo largo, che Meloni ha sostenuto di aver simbolicamente riunito proprio ad Atreju.

I risultati rivendicati dal governo

Tra i risultati citati, Meloni ha ricordato gli oltre 80 miliardi di investimenti arrivati negli ultimi tre anni, i risparmi sugli interessi del debito pubblico e la scelta di abbandonare misure giudicate inefficienti.

Ha rivendicato in particolare la fine della “spesa a pioggia”, l’abolizione di bonus considerati distorsivi e la sostituzione del reddito di cittadinanza con politiche orientate al lavoro.

La chiusura informale e la battuta virale

La chiusura del discorso è arrivata dopo i ringraziamenti allo staff organizzativo e alla comunità di Atreju. Visibilmente stanca ma sorridente, Meloni si è rivolta alla sua segretaria particolare con un’espressione romanesca diventata immediatamente virale: «Sto a morì».

Una battuta che ha umanizzato il finale di un intervento politicamente duro e simbolicamente forte, suggellando la conclusione di Atreju 2025 tra applausi, risate e clima da chiusura di campagna.

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