martedì, Febbraio 3

Dieci minuti di Schlein e poi la fuga: Cacciari si alza e se ne va

È qui che il gesto di Cacciari assume un peso politico. Non è una contestazione esplicita, ma una presa d’atto: non c’è più nulla da ascoltare, almeno per chi cerca contenuti, visione, conflitto di idee.

Il “minestrone” e l’orticaria

Alla domanda sul perché dell’uscita anticipata, la spiegazione è stata disarmante nella sua semplicità. L’evento? Un “minestrone”. Un miscuglio di temi, parole d’ordine, riferimenti vaghi. Tutto insieme, nulla davvero a fuoco.

Un format che sembra parlare a tutti e finisce per non parlare a nessuno. E che, a lungo andare, provoca l’effetto opposto a quello desiderato: stanchezza, distacco, disaffezione.

Non serve infierire, basta osservare

Non c’è bisogno di ironia feroce o di attacchi frontali. La scena, così com’è, basta a se stessa. Se un intellettuale abituato a convegni infiniti, dibattiti complessi e pazienza accademica non riesce a restare dieci minuti, viene spontaneo chiedersi come possa reagire l’elettore comune.

Quello che emerge non è rabbia, ma noia politica. Ed è forse la forma più pericolosa di distanza tra un partito e il suo potenziale elettorato.

Una sinistra che rischia di ripetersi

La promessa di “un’altra storia” rischia così di trasformarsi nell’ennesima ripetizione della stessa. Stessi toni, stessi rituali, stessi discorsi. E gesti come quello di Cacciari diventano il sintomo di un malessere più profondo.

A volte non servono analisi complesse. Basta guardare chi si alza, prende il cappotto e se ne va.

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