sabato, Giugno 27

Dieci minuti di Schlein e poi la fuga: Cacciari si alza e se ne va

Dieci minuti. Tanto è durato il tentativo di resistenza. Poi la resa. Durante la kermesse del Partito democratico a Milano, mentre Elly Schlein prendeva la parola, Massimo Cacciari si è alzato e ha lasciato la sala. Senza polemiche, senza scenate. Un gesto secco, definitivo, che ha detto più di qualsiasi commento.

Il filosofo veneziano era arrivato, si era seduto, aveva ascoltato. Poi, con il passare dei minuti, l’insofferenza è diventata evidente. Alla fine, la decisione: andarsene. Qualcuno gli avrebbe chiesto di restare, ma non c’è stato nulla da fare. Il discorso è proseguito, lui no.

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Una scena che riassume una due giorni

L’episodio è stato ripreso e rilanciato sui social, diventando in poche ore virale. Non tanto per il gesto in sé, quanto per il valore simbolico che porta con sé. Un intellettuale storicamente vicino a quell’area politica che non riesce a restare nemmeno dieci minuti ad ascoltare la segretaria del partito.

Il titolo dell’evento prometteva ambizione: “Un’altra storia. L’alternativa nel mondo che cambia”. Il risultato, per molti osservatori, è stato l’opposto: la sensazione di una liturgia già vista, ripetitiva, incapace di sorprendere o coinvolgere.

Il problema non è lo stupore, è la prevedibilità

Non c’è scandalo, non c’è colpo di scena. C’è qualcosa di più sottile e forse più grave: la prevedibilità totale. Le parole arrivano prima ancora di essere pronunciate, i concetti scorrono senza attrito, le formule si susseguono senza lasciare traccia.

 

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È qui che il gesto di Cacciari assume un peso politico. Non è una contestazione esplicita, ma una presa d’atto: non c’è più nulla da ascoltare, almeno per chi cerca contenuti, visione, conflitto di idee.

Il “minestrone” e l’orticaria

Alla domanda sul perché dell’uscita anticipata, la spiegazione è stata disarmante nella sua semplicità. L’evento? Un “minestrone”. Un miscuglio di temi, parole d’ordine, riferimenti vaghi. Tutto insieme, nulla davvero a fuoco.

Un format che sembra parlare a tutti e finisce per non parlare a nessuno. E che, a lungo andare, provoca l’effetto opposto a quello desiderato: stanchezza, distacco, disaffezione.

Non serve infierire, basta osservare

Non c’è bisogno di ironia feroce o di attacchi frontali. La scena, così com’è, basta a se stessa. Se un intellettuale abituato a convegni infiniti, dibattiti complessi e pazienza accademica non riesce a restare dieci minuti, viene spontaneo chiedersi come possa reagire l’elettore comune.

Quello che emerge non è rabbia, ma noia politica. Ed è forse la forma più pericolosa di distanza tra un partito e il suo potenziale elettorato.

Una sinistra che rischia di ripetersi

La promessa di “un’altra storia” rischia così di trasformarsi nell’ennesima ripetizione della stessa. Stessi toni, stessi rituali, stessi discorsi. E gesti come quello di Cacciari diventano il sintomo di un malessere più profondo.

A volte non servono analisi complesse. Basta guardare chi si alza, prende il cappotto e se ne va.

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