sabato, Luglio 18

Bonolis ricorda Pippo Baudo: “Rosicava, ma non si arrabbiava”

Ultimo saluto al Teatro delle Vittorie

Sarà il Teatro delle Vittorie, una delle sue “case” televisive, ad accogliere il feretro di Pippo Baudo per l’abbraccio del pubblico. La camera ardente è aperta oggi dalle 10 alle 20 e martedì 19 agosto dalle 9 alle 12. I funerali si terranno mercoledì. Un percorso di commiato che racconta più di mille parole l’impronta lasciata dal “Pippo nazionale” sul costume italiano.

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Bonolis: «Pippo ha esplorato un territorio sconosciuto»

Tra i ricordi più intensi, quello di Paolo Bonolis, che sulle pagine del Corriere della Sera ha definito Baudo «uno dei grandi pionieri della televisione, come Mike, Corrado e Vianello». «Hanno dato forma e misura a un territorio sconosciuto, per chi lo avrebbe visto e per chi lo stava costruendo», spiega il conduttore romano, collocando Pippo nel pantheon dei fondatori del linguaggio tv.

Due caratteri opposti, un gioco complice

Il racconto si fa personale quando Bonolis ripercorre la collaborazione a metà anni Novanta: «Ricordo il divertimento reciproco, pur essendo diversi: io attratto dall’ironia, lui uomo tutto d’un pezzo». E poi la chiave del loro rapporto: «Accettava che lo prendessi in giro: rosicava, ma non si arrabbiava per non darlo a vedere». Un gioco di ruoli perfetto: «Io il ragazzino di bottega, lui il grande maestro che mi piaceva stuzzicare».

L’aneddoto sul “provo” dei Cervelloni

Non mancò un momento di frizione: «Per il “provo” dei Cervelloni si arrabbiò», ricorda Bonolis. «Lo lanciavo come il primo varietà di Rai1 senza Pippo Baudo», un affondo che toccava il regno dell’uomo che, allora, «conduceva praticamente tutto». Eppure, anche la gelosia professionale diventava spettacolo condiviso: a Scommettiamo che?, con Fabrizio Frizzi, Baudo si mise al pianoforte mentre Bonolis, con cuffie insonorizzate, doveva indovinare il brano dal movimento delle dita. «Quando tolsi le cuffie la buttai lì: “Hai suonato Donna Rosa, sempre quella suoni”. Lui rise».

«Educatissimo e quasi austero, ma leggero»

In controluce, l’uomo oltre il conduttore: «Erano altri tempi; ci si poteva divertire in una televisione senza i rigori di affettazione di oggi», osserva Bonolis. «Era educatissimo, di cultura siciliana, quasi austero: faceva effetto vedere una leggerezza così ben vissuta in un uomo così rigoroso».

Non solo frontman: il “direttore d’orchestra” dei format

Il merito più grande? «Non era solo un conduttore, ma un organizzatore di prodotti», sottolinea Bonolis. «Quando ciò che fai ti appartiene perché lo hai disegnato, scritto, impostato, la narrazione diventa più facile e sicura». E infatti, «chi guardava o partecipava ai suoi programmi avvertiva sicurezza: il cavallo non se ne andava per fatti suoi, andava dove il cavaliere voleva».

Un’eredità professionale e affettiva

Nel solco dei grandi, Baudo ha codificato tempi, toni, rituali del varietà, trasformando musica e intrattenimento in cerimonia popolare. Oggi, davanti alla camera ardente e in vista dei funerali, resta l’eco di quella maestria: il pubblico riconosce l’uomo che teneva le redini, i colleghi l’architetto di format, gli allievi il maestro da stuzzicare senza mai mancare di rispetto.