Il riferimento non è secondario. I rapporti tra Bossi e Berlusconi sono stati segnati da liti feroci, rotture clamorose e successive riconciliazioni, ma hanno anche rappresentato uno degli assi portanti della politica italiana per oltre vent’anni. Tajani, nel suo ricordo, ha scelto di mettere in evidenza proprio questa dimensione: quella di un protagonista del cambiamento politico del Paese e di un alleato decisivo nella costruzione del centrodestra moderno.
La Russa: “Perdo un amico, un pezzo della nostra storia politica”
Molto personale anche il ricordo del presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha parlato apertamente della perdita di “un amico” e di “un pezzo della nostra storia politica”. La Russa ha raccontato di averlo sentito non molto tempo fa e di avergli promesso una visita che non è riuscito a fare in tempo, parlando di questo mancato incontro come di “un cruccio”.
Nel suo messaggio, la seconda carica dello Stato ha insistito sulla capacità di Bossi di interpretare “l’umore del Nord” e di rendere la Lega un elemento decisivo dell’asse di centrodestra. Anche in questo caso, il riconoscimento non si ferma all’aspetto personale ma si allarga all’impatto politico: Bossi viene descritto come un leader che ha saputo leggere e rappresentare una parte precisa dell’Italia, trasformandone le istanze in peso elettorale e istituzionale.
Crosetto e il ricordo dell’aneddoto notturno
Tra i messaggi più articolati c’è anche quello del ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha scelto di ricordare Bossi attraverso un aneddoto politico. Crosetto ha raccontato di una notte passata a discutere della legge di Bilancio, in un momento di stallo legato al finanziamento per i lavoratori socialmente utili di Palermo e Napoli e per i dissalatori in Sicilia.
Nel ricordo del ministro, Bossi entra nella stanza, ascolta la questione e, dopo aver verificato che fosse stata trovata una soluzione seria, sblocca la situazione. Crosetto usa quell’episodio per descriverlo come un uomo di buonsenso, realismo e concretezza, mai superficiale. Il suo post si chiude con un saluto molto netto: “L’ho sempre stimato e gli ho voluto bene. Addio Umberto”.
L’aneddoto è interessante perché restituisce un’immagine meno caricaturale del fondatore della Lega: non solo tribuno e uomo di slogan, ma anche politico capace di decidere con pragmatismo quando si trattava di trovare un punto di equilibrio.
Il cordoglio dall’opposizione: Conte e Bonelli
La morte di Bossi ha provocato reazioni anche da parte dell’opposizione. Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha riconosciuto che è “indubitabile” come Bossi sia stato “un protagonista della storia politica recente del nostro Paese”. Conte ha quindi espresso il cordoglio, anche a nome del suo movimento, alla famiglia e alla comunità politica della Lega.
Su una linea simile si è mosso anche Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, che pur sottolineando la distanza politica ha riconosciuto a Bossi un ruolo importante nella storia istituzionale italiana e l’impegno speso per il suo partito.
Il dato che emerge è chiaro: anche chi è stato lontanissimo dalle idee e dal linguaggio del leader leghista ha ritenuto necessario riconoscerne il peso storico e politico.
La fine di una stagione politica
Con la morte del Senatùr si chiude definitivamente una stagione cominciata tra gli anni Ottanta e Novanta, quando la Lega era ancora un movimento territoriale e anti-sistema, capace di portare in Parlamento rabbia, identità locale e spirito di rottura. Oggi quel mondo è profondamente cambiato, ma il nome di Bossi resta legato in modo indelebile a quell’Italia.
I messaggi arrivati da Mattarella, Meloni, Salvini, Bersani, Tajani, La Russa, Crosetto, Conte e Bonelli raccontano proprio questo: non soltanto il cordoglio per una morte, ma la consapevolezza che con Umberto Bossi esce di scena uno dei protagonisti più riconoscibili, divisivi e influenti della politica italiana contemporanea.

















