lunedì, Agosto 10

È morto Rolando D’Angeli, il “venditore di stelle” che lanciò Nek e Giorgia e rilanciò Umberto Tozzi: aveva 80 anni

Il mondo della musica italiana perde uno dei suoi grandi artefici dietro le quinte. È morto Rolando D’Angeli, storico manager e produttore discografico, all’età di 80 anni. Si è spento sabato 8 agosto a Roma, circondato dall’affetto dei familiari. A lui si deve il lancio e il rilancio di alcuni tra i più importanti artisti italiani degli ultimi decenni, da Nek a Giorgia, da Michele Zarrillo a Umberto Tozzi.

D’Angeli lascia le figlie Silvia e Sara. I funerali si terranno martedì 11 agosto alle ore 10 nella Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re, in viale Mazzini a Roma.

Il “venditore di stelle”

Amava definirsi il “venditore di stelle”, un’espressione che scelse anche come titolo della sua autobiografia, “Il venditore di stelle. Storia di un impresario fuori dal comune”, pubblicata nel 2013. Nel libro raccontava il percorso che dalla difficile infanzia trascorsa nella periferia romana di Centocelle lo aveva portato, partendo dal nulla, a costruire una carriera di primo piano nel mondo della discografia.

Dotato di un intuito fuori dal comune e di una grande abilità nelle relazioni, D’Angeli è stato una figura di riferimento del management musicale italiano. Uno dei suoi contributi più importanti fu l’idea di riunire in un’unica struttura tutte le funzioni del settore — editoria, produzione, marketing e comunicazione — creando un modello operativo innovativo per l’epoca.

Dagli esordi al rilancio dei grandi nomi

La sua carriera era cominciata con una delle sue tante intuizioni: nel 1978 rilanciò a livello nazionale e internazionale la carriera di Bobby Solo. Era proprio questa la sua specialità, riportare in alto artisti che avevano già conosciuto il successo e stavano attraversando una fase di stallo.

Accadde con Pupo e, soprattutto, con Umberto Tozzi: per il cantante organizzò il celebre concerto alla Royal Albert Hall di Londra, poi pubblicato come album dal vivo di grande successo. Di quegli anni è anche il lungo sodalizio con Amedeo Minghi, di cui curò una serie di tour nei teatri fino al concerto allo Stadio Olimpico di Roma.

Zarrillo, Giorgia e la consacrazione

Tra gli anni Ottanta e Novanta D’Angeli si affermò come uno dei principali talent scout del Paese. Dopo aver seguito Michele Zarrillo ai suoi primi passi, nel 1993 fondò l’etichetta Don’t Worry e, attraverso la Fox Band, produsse una giovane Giorgia, destinata a diventare una delle voci femminili più amate della musica italiana contemporanea.

Nel corso della sua lunga attività il suo nome si è intrecciato con quello di moltissimi artisti, tra cui Raffaella Carrà, le sorelle Loretta e Daniela Goggi, Mike Francis, Paola Turci, Mietta, Marina Rei, Massimo Di Cataldo e Mariella Nava, fino alle collaborazioni più recenti con Fabrizio Moro.

Il rapporto con Nek, “una mia creatura”

Ma il legame che D’Angeli considerava l’apice della propria carriera è quello con Nek. Nel 1996 produsse “Lei, gli amici e tutto il resto”, quarto album del cantautore di Sassuolo e il primo a regalargli un vero riscontro popolare. Fu la riedizione dell’anno successivo, arricchita da “Laura non c’è” — il brano portato a Sanremo nel 1997 — ad aprire la fase del successo internazionale, con milioni di copie vendute in tutto il mondo.

Lo stesso D’Angeli aveva raccontato il valore di quell’incontro: dopo aver seguito artisti da rilanciare e stelle affermate, con Nek ebbe finalmente, come amava dire, l’occasione di seguire una sua “creatura” fin dall’inizio.

Il commosso ricordo di Nek

Proprio Nek lo ha voluto salutare con parole affettuose sui social. Il cantante lo ha ricordato come “un pezzo importante” della propria vita, ripercorrendo gli anni in cui, insieme, si erano “spalancate le porte del mondo”. Un legame che, ha sottolineato l’artista, non si era mai spezzato: i due avevano continuato a stimarsi e a confidarsi anche negli anni, e si erano sentiti fino a pochi giorni prima della scomparsa.

Con Rolando D’Angeli se ne va uno degli ultimi grandi impresari di una stagione irripetibile della musica italiana, un uomo che ha saputo trasformare il talento in successo e che ha legato il proprio nome a canzoni entrate nella memoria collettiva di intere generazioni.