lunedì, Agosto 10

Ceuta, la crisi dei minori migranti divide la Spagna: scontro sulla redistribuzione, Sánchez sotto pressione

La gestione delle conseguenze della crisi migratoria di Ceuta sta dividendo profondamente la Spagna, trasformando un’emergenza umanitaria in un durissimo scontro politico interno. Al centro del confronto c’è il destino dei minori non accompagnati arrivati nell’exclave spagnola in territorio nordafricano, e il meccanismo con cui distribuirli tra le diverse regioni del Paese. Un nodo che mette sotto pressione il governo del premier Pedro Sánchez, contestato dall’opposizione, da alcuni governi locali e da una parte dell’opinione pubblica.

Il nodo dei minori non accompagnati

La questione più delicata riguarda i bambini e gli adolescenti giunti soli a Ceuta durante l’ondata migratoria di fine luglio, quando circa 70mila persone hanno tentato di raggiungere l’exclave, in gran parte a nuoto, dal Marocco. Secondo l’ultimo dato ministeriale, i minori stranieri non accompagnati presenti in città sono circa 862, un numero che il governo locale stima destinato a superare quota mille. Complessivamente, secondo le stime, tra le 3mila e le 6mila persone resterebbero ancora nell’exclave, mentre il governo spagnolo riferisce che circa 70mila migranti sono già rientrati in Marocco.

La capacità di accoglienza di Ceuta, città di circa 85mila abitanti, è da tempo al collasso. Per questo Madrid ha richiamato il meccanismo di redistribuzione obbligatoria dei minori tra le 17 comunità autonome, previsto da una riforma della legge sugli stranieri varata dallo stesso governo Sánchez. Il Ministero della Gioventù e dell’Infanzia ha inoltre annunciato uno stanziamento straordinario di 25 milioni di euro per fronteggiare l’emergenza.

La rivolta delle regioni di destra

È proprio sulla redistribuzione che si è aperta la frattura. Il Partido Popular (centrodestra) e Vox (destra) respingono il piano del governo, e le regioni amministrate da coalizioni delle destre — tra cui Andalusia, Aragona, Estremadura e Castiglia e León — ribadiscono il proprio no ai trasferimenti, in linea con i patti di governo tra popolari e il partito di Santiago Abascal.

Il segretario del PP, Miguel Tellado, ha definito quella di Ceuta “non una crisi migratoria, ma una crisi di sicurezza nazionale”, mentre la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, ha accusato l’esecutivo di sottrarre risorse ai cittadini spagnoli. A complicare il quadro per Sánchez c’è anche la posizione di Junts, la formazione catalana i cui voti sono determinanti per la maggioranza parlamentare.

La manifestazione a Ceuta

Alla tensione politica si aggiunge il malcontento della popolazione locale. Migliaia di abitanti di Ceuta sono scesi in piazza, in Plaza de la Constitución, per chiedere risposte alla Spagna e all’Europa sulla situazione della città dopo gli arrivi di massa. Secondo quanto riportato dai media spagnoli, i manifestanti — che secondo gli organizzatori sarebbero stati oltre 15mila — hanno sventolato bandiere spagnole e della città, rivendicando l’unità e la “convivenza” della comunità.

Il presidente-sindaco dell’exclave, Juan Jesús Vivas, ha definito la situazione “insostenibile”, chiedendo aiuto e solidarietà al resto delle regioni spagnole.

La posizione di Sánchez e i sondaggi

Il governo si trova in una posizione difficile. Da un lato la legge impone la redistribuzione dei minori; dall’altro l’opzione è osteggiata da una fetta consistente dell’opinione pubblica: secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano El Mundo, il 46% degli spagnoli sarebbe contrario alla redistribuzione dei migranti, contro il 30% favorevole.

Sul piano europeo, Sánchez ha rivendicato il rispetto dei trattati e dei dati, ricordando come, secondo Frontex, la Spagna sia uno dei confini esterni meno permeabili dell’Unione. La ministra competente, Sira Rego, ha assicurato che “Ceuta non sarà lasciata sola” e ha indicato come priorità, ove possibile, il ricongiungimento familiare dei minori nei Paesi d’origine, nel rispetto delle garanzie previste per la tutela dei bambini.

L’allarme delle organizzazioni umanitarie

Sullo sfondo dello scontro politico resta la dimensione umana e drammatica della vicenda. La traversata verso Ceuta ha avuto un costo altissimo in vite: le fonti spagnole parlano di oltre ottanta corpi recuperati dalle acque, migranti annegati nel tentativo di raggiungere l’exclave a nuoto.

Organizzazioni come Save the Children e altre piattaforme per l’infanzia hanno chiesto al governo di fermare eventuali espulsioni di massa che coinvolgano bambini e di rispettare “l’interesse superiore del minore”, sollecitando identificazioni rapide, accoglienza adeguata e valutazioni individuali con garanzie contro i rimpatri sommari. Un richiamo che ricorda come, dietro i numeri e lo scontro politico, ci siano soprattutto persone, molte delle quali minorenni e sole.

Una crisi dalle molte dimensioni

La vicenda di Ceuta si conferma così un rebus dalle molte facce: emergenza umanitaria, nodo giuridico sulla redistribuzione obbligatoria, terreno di scontro politico interno e, non ultimo, elemento di tensione internazionale — basti pensare al braccio di ferro parallelo con l’Italia sulla sospensione di Schengen. Un intreccio che rende la gestione della crisi particolarmente complessa per il governo Sánchez e che continuerà con ogni probabilità a pesare sul dibattito politico spagnolo ed europeo nelle prossime settimane.