Con una maggioranza solida, la coalizione guiderebbe anche la partita per il Quirinale meno di due anni dopo le Politiche 2027, aprendo scenari su possibili candidature di area. Ma la strada da qui al voto resta lunga e piena di incognite.
Le incognite: referendum e fibrillazioni
Il primo fattore di incertezza è il referendum sulla giustizia. Un’eventuale vittoria del No potrebbe rafforzare la narrazione dell’opposizione e aumentare le tensioni interne alla maggioranza. Al contrario, un successo del Sì potrebbe aprire fratture nel centrosinistra, con possibili riflessi sulla leadership e sugli equilibri del cosiddetto “campo largo”.
Con una legge elettorale che premia le coalizioni capaci di superare il 40%, il dilemma per le forze politiche è chiaro: correre unite per conquistare il premio o presentarsi da sole per massimizzare il consenso? Il Movimento 5 Stelle, ad esempio, storicamente ottiene risultati migliori quando non è alleato con il Pd.
Lo scenario internazionale e l’effetto Trump
C’è poi una variabile esterna: le elezioni di midterm negli Stati Uniti. Un eventuale indebolimento di Donald Trump potrebbe avere riflessi indiretti anche sulla premier italiana, che finora ha beneficiato di un rapporto privilegiato con l’ex presidente americano sul piano diplomatico e mediatico.
In sintesi, se oggi si votasse con lo Stabilicum, il centrodestra partirebbe favorito. Ma tra referendum, dinamiche interne ai partiti e fattori internazionali, il quadro potrebbe cambiare profondamente prima del 2027.
















