martedì, Luglio 28

Omicidio Federica Torzullo, i dubbi di Roberta Bruzzone: “La confessione non regge”

Il femminicidio di Federica Torzullo continua a sollevare interrogativi, nonostante la confessione del marito Claudio Carlomagno. A mettere in discussione la versione fornita dall’uomo è Roberta Bruzzone, criminologa e psicologa forense, che parla apertamente di una ricostruzione poco credibile e ipotizza uno scenario ben più grave di quello finora emerso.

Dopo l’ammissione di colpa, con cui Carlomagno ha tentato di spiegare tempi, movente e modalità dell’omicidio, le indagini sul delitto di Anguillara Sabazia proseguono per verificare la tenuta della confessione. Restano infatti numerosi punti oscuri, a partire dall’arma del delitto mai ritrovata fino ai movimenti dell’uomo nelle ore successive alla morte della moglie.

Le perplessità sulla confessione

Omicidio Torzullo, Bruzzone smonta la confessione

Intervenuta nel corso della trasmissione televisiva La Vita in Diretta, Roberta Bruzzone è stata netta: «Non mi convince nulla di quello che ha raccontato». Secondo la criminologa, la narrazione fornita da Carlomagno presenta incongruenze evidenti, soprattutto sul piano dei tempi e del movente.

Uno degli elementi centrali della confessione è il presunto timore dell’uomo di perdere l’affidamento del figlio. Una motivazione che, secondo Bruzzone, non trova riscontro nella realtà dei fatti.

«Federica stimava il marito come padre», ha spiegato l’esperta, sottolineando come non vi siano elementi concreti che facciano pensare a un tentativo della donna di allontanare il padre dal bambino. Un movente debole, che non giustificherebbe un’escalation di violenza così estrema.

L’ipotesi di un complice

Il punto più inquietante dell’analisi di Roberta Bruzzone riguarda però la possibile presenza di un complice. La criminologa non esclude che Carlomagno non abbia agito da solo, soprattutto se si vuole sostenere l’assenza di premeditazione.

In caso contrario, spiega, i tempi dell’omicidio diventerebbero compatibili solo ammettendo una pianificazione preventiva, comprensiva di atti preparatori come lo scavo della fossa in cui il corpo è stato successivamente occultato.

Secondo Bruzzone, il racconto dell’uomo appare come una “narrazione distorta”, costruita per offrire la versione meno grave possibile dei fatti. Una strategia che potrebbe servire a proteggere qualcun altro oppure a nascondere dettagli ancora non emersi.

Il mistero dell’arma del delitto

Uno degli elementi che più indeboliscono la confessione resta l’arma del delitto. Carlomagno ha dichiarato di aver gettato il coltello in un campo attraversato da un canale, ma nonostante le ricerche la lama non è mai stata ritrovata.

Ancora meno credibile, per la criminologa, la spiegazione secondo cui il coltello sarebbe stato usato in precedenza per sturare un bidet. «Una versione surreale», l’ha definita Bruzzone, evidenziando l’incoerenza di un dettaglio che dovrebbe invece essere centrale nella ricostruzione.

La presenza del padre e gli orari sospetti

Altro punto ritenuto estremamente delicato è la presenza del padre di Carlomagno nei pressi dell’abitazione della coppia intorno alle sette del mattino, poco dopo l’orario indicato per l’omicidio.

Una coincidenza che, secondo Bruzzone, merita approfondimenti accurati. Il genitore potrebbe aver percepito una situazione di forte tensione o un’escalation di violenza ormai fuori controllo, arrivando sul posto in un momento cruciale.

Violenza di genere e segnali ignorati

La criminologa è tornata più volte sul caso anche attraverso i social, collegandolo al dibattito sul nuovo reato di femminicidio, introdotto dall’articolo 577-bis del codice penale.

«È una storia di violenza, manipolazione e malvagità», ha scritto, descrivendo i segnali tipici delle dinamiche di violenza di genere: controllo, svalutazione, isolamento e progressiva erosione dell’identità della vittima.

Un monito che va oltre il singolo caso e richiama l’attenzione su quanto queste situazioni siano difficili da intercettare in tempo, anche per chi le vive quotidianamente.

L’inchiesta sull’omicidio di Federica Torzullo resta dunque aperta a nuovi sviluppi. La confessione c’è, ma non basta: ora spetta agli inquirenti stabilire se dietro quelle parole si nasconda una verità incompleta o un quadro ancora più grave.