Il senatore del Pd Dario Franceschini, 67 anni, originario di Ferrara, ha reso pubblica in un’intervista al Corriere della Sera la diagnosi di morbo di Parkinson, ricevuta nel 2020. Tra i sintomi manifestati ne ha citato uno in particolare, spesso poco conosciuto dal grande pubblico: il trascinamento dei piedi.
Un dettaglio che non è emerso da un esame di laboratorio, ma dallo sguardo di chi gli stava accanto. È infatti il senatore e medico Graziano Delrio ad avergli fatto notare che «trascinava i piedi», suggerendogli di prenotare una visita. Un altro amico, riferisce Franceschini, aveva osservato anche alcuni movimenti delle mani.
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Una malattia che colpisce 300mila italiani

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa, legata cioè alla progressiva distruzione dei neuroni, nello specifico quelli dopaminergici. Si stima che in Italia riguardi circa 300.000 persone, con 16.000 nuove diagnosi ogni anno. Per diffusione è seconda soltanto al morbo di Alzheimer, la principale forma di demenza al mondo.
Come indicato dal Ministero della Salute, il ventaglio dei sintomi è ampio: si va dalla rigidità muscolare ai celebri tremori, passando per i disturbi dell’equilibrio — che aumentano il rischio di cadute e fratture — i movimenti lenti, l’andatura impacciata e le difficoltà nel parlare.
I primi segnali: come si presenta la malattia
Secondo la Mayo Clinic, tra le più autorevoli istituzioni sanitarie statunitensi, i sintomi compaiono gradualmente e peggiorano con il tempo. Il primo può essere un tremore appena percettibile in una sola mano, talvolta in un piede o nella mandibola.
Ma non è l’unico indizio delle fasi iniziali. Gli esperti segnalano che il viso può mostrare poca o nessuna espressione, che le braccia potrebbero non oscillare durante la camminata e che la voce può diventare debole o impastata. Segnali sottili, che spesso vengono notati prima dalle persone vicine che dal diretto interessato.
Cos’è davvero il trascinamento dei piedi
Il trascinamento dei piedi è uno dei sintomi caratteristici della malattia ed è generalmente associato alla bradicinesia, ovvero movimenti lenti e poco ampi, e alla rigidità muscolare, con la sensazione della gamba che “tira”.
Si manifesta tipicamente quando si compiono passi molto corti, con la punta del piede che non si solleva bene dal suolo e la gamba che avanza a fatica, passo dopo passo. Può accompagnarsi anche al cosiddetto “piede incollato” (freezing of gait), definito dall’Università Sapienza di Roma come un disturbo che provoca un blocco improvviso del passo, responsabile di cadute nei pazienti.
Il meccanismo è tanto semplice quanto insidioso: normalmente camminiamo senza pensarci, ma nelle persone colpite dal Parkinson entrano in conflitto gli automatismi e la capacità di controllo volontario del movimento.
Perché accade: il ruolo della dopamina
All’origine di tutto c’è la morte dei neuroni dopaminergici, quelli che producono la dopamina. L’Istituto Superiore di Sanità la descrive come una sostanza chimica che agisce da messaggero tra le diverse aree del cervello responsabili del controllo e della coordinazione dei movimenti. Questi neuroni sono concentrati in una zona chiamata Sostanza Nera.
C’è un dato che spiega perché la diagnosi arrivi spesso tardi: secondo l’ISS il processo è lento e i sintomi si innescano quando è già avvenuta la morte di circa l’80% dei neuroni dopaminergici. È anche per questo che la patologia è legata all’età avanzata: la maggior parte dei pazienti ha più di 65 anni, anche se una piccola percentuale manifesta i sintomi già prima dei 50.
Il “parkinsonismo atipico” e gli effetti su equilibrio e parola
Nella sua intervista Franceschini ha parlato di un “parkinsonismo atipico” che incide su equilibrio e parola. Le alterazioni del linguaggio possono dipendere dal coinvolgimento di neuroni specifici legati al controllo motorio della voce e alla coordinazione respiratoria, in aree come i gangli della base, le vie corticobulbari e il tronco encefalico.
Voce bassa, debole, tremolante e monotona, oltre alla difficoltà di articolare una frase, sono segni che risultano più frequenti nei parkinsonismi che nel Parkinson vero e proprio. L’ISS ricorda inoltre che possono emergere sintomi riconducibili alla demenza, come perdita di memoria e difficoltà di orientamento nel tempo e nello spazio.
Non va trascurato l’impatto psicologico: come indicato dalla Fondazione Veronesi, la patologia compromette anche le funzioni emozionali e psichiatriche, da cui possono derivare ansia, depressione e alterazioni dell’umore.
Le cause: cosa sappiamo e cosa resta da chiarire
L’esatta eziologia della malattia non è ancora stata definita con chiarezza. Si ritiene però che l’innesco sia multifattoriale, legato a mutazioni di geni che producono specifiche proteine — tra cui LRRK2, alfa-sinucleina e parkina — e a fattori ambientali.
Tra questi ultimi la letteratura scientifica cita l’esposizione a pesticidi, a metalli come rame, manganese e ferro, e a prodotti chimici industriali. Uno studio dell’Università della California ha recentemente collegato l’esposizione al pesticida clorpirifos a un rischio triplo di sviluppare il Parkinson. Anche stile di vita, alimentazione, fumo e tipologia di lavoro — come quelli agricoli — rientrano tra gli elementi associati a un potenziale aumento del rischio.
Allo stato attuale si tratta di una malattia incurabile, ma esistono trattamenti farmacologici, chirurgici e di supporto in grado di contrastarne i sintomi e migliorare la qualità della vita dei pazienti.