venerdì, Luglio 3

Caos pensioni, scontro nella maggioranza sulla Manovra 2026: cos’è successo nella notte

Il governo è costretto a fare marcia indietro sulle pensioni. Dopo giorni di tensioni e uno scontro sempre più evidente all’interno della maggioranza, dalla Manovra 2026 spariscono sia la stretta sul riscatto della laurea per le pensioni anticipate sia l’estensione delle cosiddette finestre mobili.

Una retromarcia maturata nella notte, al termine di un confronto politico acceso che ha visto la Lega schierarsi apertamente contro le modifiche previdenziali contenute nel maxiemendamento del governo.

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Saltano riscatto laurea e finestre mobili

La norma più contestata prevedeva un ridimensionamento del riscatto della laurea ai fini del prepensionamento, con un progressivo allungamento dei tempi di accesso alla pensione anticipata che avrebbe potuto arrivare fino a 30 mesi nel 2035.

In un primo momento il testo era stato solo parzialmente corretto, ma dopo il caos politico la decisione finale è stata più netta: cancellazione delle penalizzazioni sul riscatto della laurea ed eliminazione dell’estensione delle finestre mobili per l’uscita anticipata dal lavoro.

Il dietrofront dopo il caos nella maggioranza

La crisi si è consumata all’interno della stessa maggioranza di governo. La Lega ha chiesto fin da subito lo stop immediato alle misure previdenziali, minacciando di votare contro l’intero pacchetto di interventi da 3,5 miliardi inserito nel maxiemendamento.

Quando l’esecutivo ha chiarito in commissione che non sarebbero arrivati nuovi testi correttivi sulle pensioni, il Carroccio ha annunciato il voto contrario, facendo esplodere definitivamente il caso politico.

Giorgetti e le versioni contrastanti

Solo poche ore prima, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva lasciato intendere che la norma sul riscatto della laurea sarebbe rimasta in vigore per il futuro, senza effetti retroattivi.

Una ricostruzione smentita dal senatore leghista Claudio Borghi, relatore in Commissione Bilancio, che ha parlato apertamente di cancellazione totale della misura, sottolineando come il testo fosse “facile da leggere”.

Stralciato il maxiemendamento da 3,5 miliardi

Alla fine, nella notte, la maggioranza ha deciso di stralciare gran parte del maxiemendamento, facendo sopravvivere solo gli interventi legati al Pnrr e all’iperammortamento.

Tutte le altre misure, comprese quelle su pensioni e imprese, confluiranno in un nuovo decreto che dovrebbe essere approvato in uno dei prossimi Consigli dei ministri entro la fine dell’anno.

Opposizioni all’attacco: “Maggioranza implosa”

Durissima la reazione delle opposizioni. Il Partito Democratico parla di una maggioranza ormai “andata in tilt”, mentre il Movimento 5 Stelle sottolinea come lo stop alle misure non sia frutto di errori tecnici ma di un conflitto politico interno.

Secondo Italia Viva, il passo indietro sulle pensioni dimostra che non esiste più una linea condivisa all’interno dell’esecutivo, con ripercussioni dirette sull’iter della Manovra a meno di due settimane dal rischio esercizio provvisorio.

Un clima sempre più teso sulla Manovra

Le riunioni tra i partiti di maggioranza sono proseguite per tutta la notte, ma il clima resta teso. I continui passi avanti e indietro sulle pensioni stanno rallentando l’approvazione della legge di Bilancio e mettendo in difficoltà il governo sul piano politico.

Il capitolo previdenza, almeno per ora, viene accantonato. Ma lo scontro lascia strascichi evidenti in una maggioranza che appare sempre più divisa su uno dei temi più sensibili per milioni di lavoratori.