domenica, Gennaio 25

Federica Torzullo, la criminologa spiega perché i genitori di Carlomagno hanno deciso di farla finita

In queste condizioni, spiega Bolzan, il pensiero suicidario può strutturarsi come una via di fuga percepita, erroneamente, come unica soluzione possibile per porre fine a una sofferenza divenuta ingestibile.

Il suicidio non cambia l’indagine sul figlio

Dal punto di vista giudiziario, la criminologa è chiara: il doppio suicidio non modifica in modo sostanziale l’indagine su Claudio Carlomagno. La responsabilità penale resta individuale e il procedimento segue il suo corso.

Tuttavia, resta aperto un interrogativo che gli inquirenti non possono eludere: il possibile ruolo del padre nella fase successiva all’omicidio. Non come certezza, ma come ipotesi investigativa che dovrà essere accertata o definitivamente esclusa.

Le zone d’ombra ancora da chiarire

La Procura di Civitavecchia non ha mai escluso del tutto l’ipotesi che Claudio Carlomagno non abbia agito completamente da solo nelle ore successive al femminicidio. Alcuni movimenti, presenze e incongruenze temporali hanno reso necessari approfondimenti, in particolare sull’ambito familiare.

Tra questi, la presenza del padre sotto l’abitazione del figlio in una fascia oraria ritenuta cruciale e una serie di spostamenti non ancora spiegati in modo pienamente convincente.

Il crollo di un’intera famiglia

Secondo la lettura psicologica proposta da Flaminia Bolzan, il suicidio dei due coniugi rappresenta il punto di rottura finale di un sistema familiare travolto da un evento traumatico senza precedenti.

Disonore percepito, dolore, paura, isolamento e perdita di senso si sarebbero sovrapposti fino a rendere impossibile ogni forma di resilienza.

Resta ora il compito degli investigatori di chiarire ogni dettaglio della vicenda, con un’attenzione particolare rivolta alla tutela del figlio minorenne della coppia, unico sopravvissuto di una storia che ha distrutto tre generazioni.

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