lunedì, Maggio 18

Piantedosi rompe il silenzio su El Koudri: “Non era solo un folle”

“Sono una delle minacce più insidiose”

, ha spiegato il ministro, sottolineando come questo tipo di profilo sia particolarmente difficile da intercettare prima che avvenga un gesto violento.

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Le indagini su social, telefono e passato clinico

Le indagini della Procura di Modena e dell’antiterrorismo proseguono su più fronti. Gli investigatori stanno analizzando il telefono cellulare del 31enne, i suoi movimenti recenti, i profili social chiusi da Meta e tutta la documentazione sanitaria legata ai percorsi terapeutici seguiti fino al 2024.

Secondo le ricostruzioni, Salim El Koudri viveva una situazione di forte isolamento sociale e di crescente frustrazione personale. Alcuni conoscenti avrebbero riferito di un uomo sempre più chiuso e arrabbiato per la propria condizione lavorativa.

Resta però ancora da chiarire il vero movente dell’attacco. Gli investigatori stanno cercando di capire se si sia trattato esclusivamente di un’esplosione legata al disagio psichico oppure se dietro il gesto possano esserci anche elementi ideologici o di odio sociale.

Il coraggio dei cittadini che hanno fermato l’aggressore

Nel suo intervento Piantedosi ha voluto anche ringraziare pubblicamente i cittadini intervenuti per bloccare El Koudri dopo l’attacco. In particolare il ministro ha citato Luca Signorelli e le altre persone che hanno inseguito il 31enne mentre era ancora armato di coltello.

“Un esempio straordinario di coraggio e senso civico”, ha dichiarato il ministro.

Parole arrivate mentre Modena continua a fare i conti con lo shock per quanto accaduto nel cuore della città, dove decine di persone hanno assistito alla scena dell’auto lanciata contro i passanti in pieno centro storico.

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