«Per questo bambino purtroppo è questione di ore». Con queste parole l’infettivologo Matteo Bassetti commenta il caso del piccolo di due anni ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli, al centro di un’inchiesta dopo il trapianto di un cuore risultato danneggiato.
Per il bambino è stato avviato il percorso di pianificazione condivisa delle cure, con l’obiettivo di garantire un accompagnamento palliativo ed evitare l’accanimento terapeutico. «Non parliamo di eutanasia – precisa Bassetti – ma di un percorso che tutela la dignità del paziente quando non ci sono più possibilità di ritorno».
Le cure palliative e il tempo che resta

Secondo l’infettivologo, quando una condizione di coma diventa irreversibile e non vi è più indicazione clinica al trapianto, la palliazione rappresenta una scelta medica e morale: «Sono percorsi che possono durare ore o giorni, raramente più a lungo. La via di questo bambino purtroppo è segnata».
Il riferimento è anche all’utilizzo dell’Ecmo, la circolazione extracorporea che ha sostenuto il piccolo per settimane. Se non esiste più una prospettiva terapeutica concreta, proseguire significherebbe sconfinare nell’ostinazione irragionevole.
L’inchiesta e la catena di errori
Parallelamente, la Procura sta ricostruendo la sequenza degli eventi che hanno portato all’impianto di un cuore poi rivelatosi compromesso. Uno dei punti centrali riguarda la conservazione dell’organo: se venisse confermato un utilizzo improprio del ghiaccio secco, si tratterebbe di un errore gravissimo.
















