La morte di un diciottenne per arresto cardiaco durante un’attività sportiva riporta inevitabilmente l’attenzione su un tema che la medicina continua a studiare con preoccupazione: la morte cardiaca improvvisa nei giovani atleti. Un fenomeno raro, ma non rarissimo, spesso legato a patologie cardiache silenti — come la cardiomiopatia ipertrofica o le aritmie — che non danno sintomi evidenti fino al momento fatale.
In Italia esistono norme stringenti per lo svolgimento dell’attività sportiva agonistica, che prevedono visite mediche periodiche e elettrocardiogrammi. Ma per l’attività amatoriale — come una semplice uscita in mountain bike la mattina di Pasqua — non è previsto alcun controllo obbligatorio. Una lacuna che, casi come questo, rendono drammaticamente visibile.
Portare con sé uno smartphone, avvisare qualcuno del percorso previsto, non uscire soli in zone isolate: sono accorgimenti semplici, quasi banali, che però in situazioni di emergenza possono fare la differenza tra la vita e la morte. In questo caso, purtroppo, non è bastato nemmeno l’intervento tempestivo dei soccorsi. E una famiglia si ritrova a piangere il proprio figlio nel giorno di Pasqua.