Ieri sera a margine dello spettacolo “Diario di un trapezista” a Cerveteri è andato in scena il vero show di Sigfrido Ranucci. Scendendo dal palco, il conduttore di Report si è trovato di fronte i microfoni dei tanti giornalisti che lo stavano aspettando per chiedergli conto del caso Lavitola.
Ranucci ha subito esordito tra il serio e il faceto: «Nessuna domanda sull’inchiesta giudiziaria sennò vi mando aff***».
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“Quello che ho da dire lo dico ai magistrati”
«Quello che ho da dire lo dico ai magistrati, proprio per rispetto dei magistrati», ha proseguito il conduttore. «Però il metodo Report…» ha ribattuto Ivan Grieco di Pulp Podcast, alludendo alle tecniche di inchiesta tipiche del programma. «Pensa al tuo metodo, il metodo Report è il metodo della migliore trasmissione della storia», ha risposto seccato Ranucci, chiudendo di fatto la replica.
“Non sono puro, faccio questo mestiere”
Ranucci è poi tornato, seppur con toni più riflessivi, sul tema della propria amicizia con l’ex faccendiere Valter Lavitola: «Se avessi percepito un rischio vero dalle parole di Lavitola, l’avrei denunciato. Ho sempre denunciato anche cose che riguardavano me. Io non sono puro. Sono abituato a guardare le grandi città, le più belle città, dalle grate di un tombino perché faccio questo mestiere».
Il conduttore ha poi concluso con una battuta destinata a far discutere: «Se potessi andare a cena con Totò Riina, io ci andrei».