martedì, Luglio 28

Referendum, Meloni non ritira le schede al seggio: cosa succede

Referendum, Meloni va al seggio: la sua decisione scatena la polemica

 

Referendum, la Premier Meloni al seggio

 

Domenica 8 giugno, durante la giornata elettorale dedicata ai cinque referendum abrogativi, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è presentata regolarmente al seggio, ma ha deciso di non partecipare alla votazione. Come già anticipato nei giorni precedenti dalla sua stessa portavoce e confermato dal suo staff nella serata di domenica, Meloni ha mantenuto la sua intenzione di non ritirare le schede referendarie.

Questa decisione ha avuto una conseguenza diretta sul piano formale: la premier è stata registrata come “non votante”, e sulla sua tessera elettorale non è stato apposto il timbro della sezione. A differenza di chi si reca al seggio e ritira le schede per poi votare “no” o consegnarle in bianco, la scelta di Meloni comporta l’esclusione dal conteggio dei votanti, non contribuendo quindi al raggiungimento del quorum previsto per la validità dei referendum.

La posizione di Meloni e il valore simbolico della scelta

La decisione della Presidente del Consiglio di non ritirare le schede rappresenta un atto politico ben preciso. Non si è trattato di una semplice astensione passiva, ma di una manifestazione chiara di distanza dai quesiti proposti. Meloni aveva già dichiarato nei giorni scorsi che non avrebbe preso parte attivamente al voto referendario e, coerentemente con quanto annunciato, ha scelto di non partecipare alla consultazione popolare.

Si tratta di una modalità prevista dalla normativa elettorale italiana, che riconosce ai cittadini il diritto di recarsi al seggio senza essere obbligati a ritirare le schede. In questi casi, come specificato nelle istruzioni operative del Ministero dell’Interno destinate ai presidenti di seggio e agli scrutatori, la persona viene annotata come “non votante”, e l’operazione non influisce sul conteggio dei votanti effettivi

Il leader dell’opposizione al voto fin dal mattino

Diversa invece la posizione assunta dai principali esponenti delle forze politiche di opposizione. Nella mattinata di domenica si sono recati alle urne, tra gli altri, Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, e Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle. Entrambi hanno deciso di esercitare il proprio diritto di voto, dando così un segnale di partecipazione democratica e sostenendo la validità dello strumento referendario.

Anche altri rappresentanti dei partiti di minoranza si sono espressi sull’importanza di prendere parte alla consultazione, invitando i cittadini a recarsi alle urne per far sentire la propria voce, indipendentemente dalla posizione espressa su ciascuno dei cinque quesiti.

Il voto del Presidente della Repubblica

Nel primo pomeriggio è stata poi la volta del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha votato nel suo tradizionale seggio di Palermo intorno alle 16:30. Il capo dello Stato ha esercitato il proprio diritto-dovere con sobrietà, come da consuetudine, senza rilasciare dichiarazioni.

La presenza di Mattarella al seggio è stata letta da molti come un segnale di rispetto per le istituzioni democratiche e per l’importanza del voto referendario, anche in un momento storico in cui la partecipazione popolare appare in calo, specie quando si tratta di consultazioni non collegate all’elezione di rappresentanti politici.

Astensione e quorum: cosa dice la legge

L’atteggiamento tenuto da Meloni ha riacceso il dibattito sull’astensione come strumento politico. A differenza del voto nullo o bianco, che viene comunque registrato tra i voti validi e quindi incide sul raggiungimento del quorum, la non partecipazione attraverso il mancato ritiro delle schede non ha alcun impatto numerico sulla soglia minima necessaria per rendere valido il referendum.

Il quorum, infatti, è fissato dalla Costituzione: affinché un referendum abrogativo sia valido, è necessario che vi partecipi almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto. Proprio per questo, nel corso degli anni, l’astensione è diventata spesso un mezzo attraverso cui determinati partiti o leader politici manifestano la loro opposizione a una consultazione, invitando i cittadini a non recarsi alle urne o, come nel caso di Meloni, a presentarsi senza ritirare le schede.

La comunicazione ufficiale dello staff

La comunicazione della mancata partecipazione attiva di Giorgia Meloni è arrivata in serata tramite una nota diffusa dal suo staff. Nella dichiarazione è stato ribadito come la premier avesse già reso pubblica la sua scelta nei giorni precedenti, motivandola con l’intento di non prendere parte a una consultazione che non riteneva opportuna in questo momento politico.

Secondo alcuni osservatori, la decisione di Meloni ha anche un valore strategico, in quanto evita di esporsi direttamente su quesiti potenzialmente divisivi o su tematiche sensibili che potrebbero suscitare tensioni interne alla maggioranza di governo.