Una serata dedicata a Fabrizio De André si è trasformata in un caso politico. Domenica 9 agosto, all’Agnata, la tenuta in Gallura dove il cantautore e Dori Ghezzi si trasferirono alla fine degli anni Settanta, il concerto omaggio di Diodato è stato interrotto da una spettatrice che ha contestato la presenza in prima fila del vicepremier Matteo Salvini. Ne è nata una discussione che nelle ore successive si è spostata sui social e ha coinvolto anche la nipote di Faber, Alice De André.
Cosa è successo durante il concerto

Leggi anche:Sondaggi politici agosto 2026: FdI primo, a quanto arriva Vannacci
Leggi anche:Dublinanti, scontro Italia-Germania sui trasferimenti: cosa cambia col Patto Ue
L’appuntamento rientra nel festival Time in Jazz, diretto artisticamente da Paolo Fresu, che ogni anno si chiude con una serata dedicata al cantautore genovese. Salvini, in vacanza in Gallura, era tra il pubblico, seduto accanto alla padrona di casa.
A pochi minuti dall’inizio dell’esibizione una spettatrice si è alzata rivolgendosi all’artista. Dopo essersi complimentata, ha detto di sentirsi offesa dalla presenza di una persona che, a suo giudizio, con quelle canzoni non c’entrava nulla, e di non poter restare. Dal pubblico sono arrivati sia fischi sia applausi. La contestazione ha toccato anche Dori Ghezzi, ritenuta dalla spettatrice responsabile di aver accolto il ministro.
Le tre risposte dal palco e dalla platea
La prima è stata quella di Dori Ghezzi, che ha preso la parola davanti al pubblico. La vedova del cantautore ha detto di non essere d’accordo con la contestazione, precisando però la propria collocazione: “Io la penso diversamente, sono sempre di sinistra”. Ha poi rivendicato il valore del confronto, sostenendo che senza dialogo verrebbe meno la natura stessa di un Paese democratico, e ha invitato a parlarne. Le sue parole hanno raccolto applausi, compresi quelli del ministro.
La seconda è arrivata da Diodato, che dal palco ha chiarito di non voler mandare via nessuno, aggiungendo l’auspicio che la musica di De André illuminasse un po’ di più anche la classe politica. Una posizione che tiene insieme l’ospitalità e una nota critica, e che è stata la più ripresa dalle cronache.
La terza è quella di Alice De André, attrice e comica, che ha affidato ai social una lunga riflessione. Il suo argomento non riguarda il diritto di partecipare a un concerto, ma la compatibilità tra i testi del nonno e le posizioni politiche del vicepremier, che definisce diametralmente opposte. Il passaggio più duro riguarda la reazione della platea alla ragazza: secondo la nipote, contestare un politico a un concerto di De André non è fuori luogo, anzi sarebbe stata la cosa più coerente accaduta quella sera. E immagina che il nonno, davanti a quella scena, avrebbe fermato il concerto per chiedere conto della presenza dell’ospite. Il post è intitolato con un verso di Faber.
La replica di Salvini e quella di Ghezzi
Il vicepremier ha condiviso sui propri canali il video dell’episodio, chiedendosi se si sia arrivati al punto in cui qualcuno decide chi possa ascoltare De André e chi no. Ha aggiunto di essere abituato a contestazioni e insulti e di non farne un dramma, riconoscendo alla ragazza il diritto di contestarlo, pur osservando che l’artista era stato disturbato.
Dori Ghezzi è tornata sulla vicenda in un’intervista, sostenendo che De André non avrebbe mandato via nessuno e replicando in modo secco alla nipote, di cui ha messo in dubbio la conoscenza diretta del nonno. Alice De André aveva poco più di quattro anni alla morte del cantautore, nel gennaio 1999.
Una domanda che torna a ogni anniversario
Al netto delle posizioni, il caso riapre una questione ricorrente: se e in che misura l’eredità di un artista possa essere rivendicata politicamente. De André è probabilmente il cantautore italiano più conteso da questo punto di vista, con testi di chiara collocazione — dagli emarginati della Città vecchia all’anarchismo di Sogno numero due — che non hanno però impedito, negli anni, appropriazioni da ogni parte dello spettro.
Le tre posizioni emerse all’Agnata rappresentano tre risposte diverse e tutte argomentabili. Quella di Ghezzi privilegia il dialogo e rifiuta l’esclusione; quella di Diodato distingue tra accoglienza personale e giudizio politico; quella di Alice De André sostiene che un’opera così esplicitamente schierata non possa essere separata da ciò che afferma. Il pubblico dell’Agnata, con i suoi fischi e i suoi applausi mescolati, sembra aver dato ragione un po’ a tutti.