domenica, Luglio 5

Ucraina, doppia bufera nel governo: si dimettono i ministri di Giustizia ed Energia dopo lo scandalo corruzione

Scandalo e dimissioni a catena nel governo ucraino. La premier Yulia Svyrydenko ha annunciato che sia la ministra dell’Energia Svitlana Grynchuk che il ministro della Giustizia German Galushchenko hanno rassegnato le dimissioni in seguito al maxi scandalo di corruzione che ha travolto il settore energetico nazionale.

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Secondo fonti di governo, le dimissioni sarebbero arrivate dopo giorni di pressioni interne e accertamenti condotti dal Comitato nazionale anticorruzione. L’inchiesta, che riguarda appalti truccati e fondi pubblici dirottati, avrebbe coinvolto alti funzionari ministeriali e dirigenti di società statali dell’energia.

La premier: «Nessuno è al di sopra della legge»

«Stiamo affrontando questo momento con trasparenza e responsabilità», ha dichiarato la premier Svyrydenko, sottolineando che «nessuno è al di sopra della legge, nemmeno i membri del governo». La leader ucraina ha assicurato che a breve verranno nominati ministri ad interim “per garantire la continuità amministrativa e la stabilità del settore in un momento cruciale per il Paese”.

Le dimissioni segnano il più grave terremoto politico per l’esecutivo Svyrydenko dall’inizio della guerra, in un contesto già critico con l’inverno alle porte e il sistema energetico messo a dura prova dagli attacchi russi.

Il “caso Energoatom” e le accuse di tangenti

Secondo la Nabu, l’agenzia anticorruzione ucraina, Galushchenko avrebbe avuto un ruolo di vertice in un sistema di tangenti e appalti truccati che drenava fondi destinati alla protezione delle infrastrutture energetiche. Nelle intercettazioni, il ministro sarebbe stato indicato come “il professore”, nome in codice emerso da oltre mille ore di registrazioni raccolte in quindici mesi di indagine.

Le indagini hanno inoltre rivelato legami pericolosi con l’entourage presidenziale, tra cui quello con Timur Mindich, co-fondatore dello studio televisivo Kvartal 95 e amico personale del presidente Volodymyr Zelensky. Mindich, accusato di riciclaggio di fondi internazionali, sarebbe fuggito all’estero proprio nel giorno in cui la Nabu aveva tentato di interrogarlo.

Scontro tra forze anticorruzione e servizi di sicurezza

L’affaire Energoatom ha innescato uno scontro interno tra le forze anticorruzione e i servizi di sicurezza ucraini (SBU), guidati da Vasyl Maljuk, un fedelissimo di Zelensky. Alcuni investigatori della Nabu, tra cui il capo sezione Ruslan Magamedrasulov, sono stati arrestati con l’accusa di collaborazione con Mosca — un episodio che molti osservatori considerano una rappresaglia politica.

Il giornalista investigativo Yuriy Nikolov, fondatore del sito Nashi Hroshi, ha definito il caso “la più grande rivelazione di corruzione nella storia dell’Ucraina”, ricordando come il dossier tocchi direttamente figure vicine al presidente.

Le reazioni di governo e la posizione di Zelensky

L’annuncio del licenziamento di Galushchenko è arrivato direttamente dalla premier Svyrydenko, che ha affidato l’interim alla vice ministra Lyudmila Sugak. “Non mi aggrapperò alla carica. Mi difenderò sul piano legale e dimostrerò la mia posizione”, ha dichiarato l’ex ministro della Giustizia.

Zelensky, da parte sua, ha ribadito che la lotta alla corruzione resta una priorità assoluta del suo governo: “Chi ha costruito schemi corruttivi dovrà affrontare conseguenze chiare e concrete”.

Un colpo alla credibilità di Kiev

Gli inquirenti stimano che il gruppo corrotto intascasse tra il 10 e il 15 per cento del valore degli appalti della Energoatom, colosso con un fatturato di circa 200 miliardi di dollari. Le tangenti sarebbero state riciclate attraverso società di comodo legate a Andriy Derkach, ex deputato e ora senatore russo, ritenuto vicino ai servizi segreti di Mosca.

L’inchiesta, che coinvolge ministri, imprenditori e amici personali del presidente, rischia di minare la credibilità internazionale di Kiev proprio mentre si discute di nuovi aiuti occidentali e di un rafforzamento delle misure di trasparenza nel Paese.
Il cosiddetto “caso Energoatom” rappresenta una delle prove più difficili per la leadership di Zelensky, chiamata a dimostrare che la lotta alla corruzione non si ferma nemmeno in tempo di guerra.