martedì, Febbraio 24

“Scissione nel Pd, nasce un nuovo partito”. Clamoroso a sinistra, Elly Schlein di sasso

La recente frattura all’interno del Partito Democratico (PD) ha assunto contorni sempre più definiti, con la nascita di un nuovo soggetto politico: i Riformisti.

Questo movimento, che si distacca dalla linea della segretaria Elly Schlein, si presenta come una risposta alle crescenti tensioni interne e alle divergenze ideologiche che caratterizzano il partito. La situazione è particolarmente rilevante in un momento in cui l’Italia si prepara ad affrontare importanti scadenze elettorali, rendendo cruciale la definizione delle identità politiche.

Dal 5 febbraio, il logo dei Riformisti è ufficialmente online, e con esso, un account social che segna l’inizio di una nuova era. Non si tratta più di una semplice corrente interna, ma di un tentativo di affermarsi come un’entità autonoma, pur mantenendo una certa vicinanza al PD. La domanda che aleggia nei corridoi romani è se questa convivenza sarà duratura o se rappresenti solo una fase transitoria. La recente uscita di Elisabetta Gualmini, europarlamentare dem che ha scelto di approdare in Azione, ha acceso i riflettori su una frattura che covava da tempo.

La diaspora riformista, infatti, potrebbe non essere finita. Altri esponenti del partito stanno valutando le proprie posizioni, sia a Bruxelles che a Roma. I segnali politici si moltiplicano, e la presenza di figure come Marianna Madia alla Leopolda e in eventi di Italia Viva non è passata inosservata. Ufficialmente, tutto viene smentito, ma il cantiere è aperto. Le prossime settimane saranno decisive, e il calendario elettorale incombe. Schlein, come i suoi predecessori, dovrà costruire liste coerenti con l’identità che il partito ha assunto sotto la sua guida.

Le tensioni interne non si limitano a questioni di leadership, ma si intrecciano con temi identitari e politici di grande rilevanza. Il referendum del 22 e 23 marzo ha riacceso conflitti sopiti, con una parte dei riformisti che sostiene il Sì e altri che si schierano per il No. Se i contrari dovessero prevalere, la leadership di Schlein ne uscirebbe rafforzata, riducendo ulteriormente il margine politico per l’area riformista. Ma la questione va oltre il referendum: esiste ancora spazio nel PD per chi difende il Jobs Act o sostiene la separazione delle carriere come battaglia storica della sinistra?

La polemica sul ddl antisemitismo proposto da Graziano Delrio ha ulteriormente allargato il fossato tra le due anime del partito. Un tema identitario, profondo, che difficilmente si presta a mediazioni di facciata. Le sensibilità divergono, e le ferite politiche restano aperte. Anche il nodo della politica estera si rivela un terreno scivoloso. Le domande poste da Pina Picierno a Schlein, come “Perché non sei mai andata a Kiev?”, evidenziano le divergenze su questioni cruciali per l’Europa e l’Italia.

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