mercoledì, Luglio 29

Scontri a Bologna dopo la morte di Fakir, svolta nell’inchiesta: 12 indagati per i disordini del 20 luglio

Arriva una svolta giudiziaria nella vicenda che da giorni tiene alta la tensione sotto le Due Torri. La Procura di Bologna ha aperto ufficialmente un fascicolo con 12 indagati per gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine esplosi la sera del 20 luglio, durante la protesta per la morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto il giorno prima nel rione Pilastro durante un fermo della polizia. Un caso che ha scosso la città e acceso un durissimo dibattito politico a livello nazionale.

L’inchiesta punta a chiarire le esatte responsabilità dei disordini che hanno paralizzato il quartiere nel corso delle manifestazioni. A coordinare il lavoro degli inquirenti è il pm Stefano Dambruoso, mentre le accuse contestate ai 12, a vario titolo, sono resistenza a pubblico ufficiale, travisamento e danneggiamento.

Telecamere e relazioni della Questura: come si muove l’indagine

Il lavoro degli investigatori è tutt’altro che concluso. Gli inquirenti stanno passando al setaccio i filmati delle telecamere di videosorveglianza e le relazioni consegnate dalla Questura, con un duplice obiettivo: ricostruire nel dettaglio i momenti più critici delle violenze e identificare ulteriori partecipanti ai cortei degenerati in guerriglia urbana.

Questo significa che il numero degli indagati potrebbe crescere nelle prossime settimane. Ogni fotogramma viene analizzato per attribuire con precisione i singoli episodi: dai lanci di oggetti agli scontri diretti con gli agenti, fino ai danneggiamenti registrati lungo il percorso della protesta.

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Il 20enne arrestato: processo al via il 9 settembre

Tra i 12 indagati figura anche il ventenne arrestato durante i disordini e rimesso in libertà il giorno successivo con un divieto di dimora nella città metropolitana di Bologna, misura decisa dalla giudice Claudia Gualtieri all’esito dell’udienza di convalida. Per lui è già fissata la prima data in aula: il processo comincerà il 9 settembre.

Sarà la prima tappa formale nelle aule di giustizia di una vicenda che sta spaccando l’opinione pubblica locale. Da una parte chi chiede fermezza contro le violenze di piazza, dall’altra chi punta il dito sulla gestione dell’ordine pubblico e chiede piena luce sulla morte di Fakir, per la quale l’autopsia ha parlato di elementi ancora al centro degli accertamenti.

Una città divisa in attesa di risposte

L’attenzione della magistratura resta altissima su entrambi i fronti: da un lato i profili dei restanti indagati al vaglio del pubblico ministero, dall’altro i rilievi tecnici condotti nell’area del Pilastro, il quartiere dove tutto è cominciato con il fermo del 42enne. Due binari paralleli destinati, inevitabilmente, a intrecciarsi.

Nel frattempo Bologna resta una città divisa, specchio di un Paese che si interroga sul confine tra diritto a manifestare e violenza di piazza, e sulle responsabilità nella gestione dei fermi di polizia. Le prossime settimane, tra sviluppi dell’inchiesta e l’avvio del primo processo, diranno molto sulla direzione che prenderà questa storia. Una cosa è certa: il caso Fakir è tutt’altro che chiuso.