Un terremoto politico scuote Salerno e apre scenari destinati a pesare non solo sul futuro della città, ma sugli equilibri dell’intera Campania. Vincenzo Napoli ha rassegnato le dimissioni da sindaco, lasciando Palazzo di Città con un anno di anticipo rispetto alla naturale scadenza del suo secondo mandato consecutivo.
La decisione, attesa e ampiamente annunciata nei corridoi della politica locale, è stata comunicata agli assessori nel corso di una riunione di giunta e formalizzata subito dopo la prima seduta del nuovo Consiglio provinciale. Un passaggio che segna ufficialmente la fine di una fase amministrativa e l’inizio di una delicata transizione istituzionale.
Dimissioni anticipate e commissariamento
Le dimissioni di Napoli non producono effetti immediati: come previsto dalla normativa, dovranno trascorrere venti giorni prima che l’atto diventi irrevocabile. Una volta decorso questo termine, scatterà lo scioglimento del Consiglio comunale e la conseguente nomina di un commissario prefettizio, in applicazione dell’articolo 53 del Testo unico degli enti locali.
Poco prima di formalizzare il passo indietro, Napoli si era limitato a poche parole, lasciando intendere la portata della scelta: «La volontà c’è». E aveva aggiunto: «Quando sarà il momento spiegherò perché», rimandando a un chiarimento che molti attendono per comprendere fino in fondo le motivazioni politiche e istituzionali della decisione.
Effetto domino anche sulla Provincia
L’uscita di scena di Napoli produce effetti immediati anche a livello sovracomunale. Con le dimissioni da sindaco, infatti, decade automaticamente anche dalla carica di presidente della Provincia. In attesa delle elezioni amministrative della prossima primavera, l’ente provinciale sarà guidato dal vicepresidente Giovanni Guzzo, esponente del Partito Democratico, chiamato a gestire una fase complessa e delicata.
Una reggenza che avrà il compito di garantire la continuità amministrativa mentre il quadro politico locale si riorganizza in vista del voto.
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