Il forfait di Jannik Sinner al Masters 1000 di Cincinnati, il secondo consecutivo dopo quello di Montreal, ha riportato l’attenzione su un tema che accompagna da vicino la carriera di ogni tennista di vertice: gli infortuni al ginocchio. Il numero uno del mondo ha parlato di un fastidio al ginocchio destro e di un problema legato al sovraccarico, spiegando di non sentirsi ancora pronto a competere. Ma cosa significa, esattamente, “patologia da sovraccarico”? E perché impone tanta cautela?
Premessa doverosa: Sinner e il suo staff non hanno reso nota una diagnosi clinica dettagliata, parlando genericamente di un fastidio da gestire con prudenza. Quanto segue è dunque una spiegazione della categoria di infortunio compatibile con quel quadro, non una diagnosi ufficiale del caso specifico.
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Cos’è una patologia da sovraccarico

Con l’espressione “patologia da sovraccarico” — o infortunio da overuse — si indica un disturbo che non nasce da un trauma singolo e violento, come una caduta o una torsione, ma dall’accumulo di sollecitazioni ripetute nel tempo su una stessa struttura. È il prezzo che il corpo di un atleta d’élite paga alla ripetizione ossessiva dello stesso gesto: migliaia di scatti, frenate, cambi di direzione e piegamenti che, giorno dopo giorno, stressano articolazioni e tendini.
Nel ginocchio, una delle forme più comuni tra gli sportivi è la cosiddetta tendinopatia rotulea, nota anche come “ginocchio del saltatore” (jumper’s knee). Riguarda il tendine rotuleo, la robusta banda di tessuto che collega la parte inferiore della rotula alla tibia e che trasmette la forza ogni volta che si estende la gamba. È un disturbo tipico degli sport che prevedono salti, corsa e cambi di direzione repentini — dalla pallavolo al basket, dallo sci al tennis.
Perché colpisce proprio i tennisti
Il tennis moderno è uno sport particolarmente esigente per le ginocchia. Ogni punto è fatto di partenze esplosive, arresti bruschi, spinte laterali e scivolate, spesso su superfici dure come il cemento dei tornei americani, che restituiscono al corpo gran parte dell’urto senza attutirlo. La ripetizione di questi movimenti ad altissima intensità, moltiplicata per centinaia di partite e allenamenti l’anno, rende l’articolazione del ginocchio una delle più esposte.
Non a caso, la tendinopatia rotulea è più frequente proprio tra gli sportivi professionisti rispetto agli amatori, e colpisce in prevalenza uomini in giovane età. Il calendario fittissimo del circuito, con tornei quasi ogni settimana e pochissime pause reali, è esso stesso un fattore di rischio: il corpo non ha sempre il tempo di recuperare completamente prima della sollecitazione successiva.
I sintomi tipici
Il segnale caratteristico di questo tipo di disturbo è un dolore localizzato nella parte anteriore del ginocchio, in genere appena sotto la rotula, correlato all’attività fisica. Una caratteristica peculiare è il suo andamento: spesso il fastidio si attenua con il riscaldamento, durante lo sforzo, per poi ripresentarsi più intenso a freddo, nelle ore successive all’attività o la mattina seguente.
Nei casi lievi si tratta di un fastidio gestibile, che non impedisce di allenarsi; in quelli più marcati può invece limitare i movimenti e incidere sulle prestazioni. Proprio la natura “subdola” di questi disturbi — che tendono a peggiorare se ignorati — spiega perché i team medici impongano prudenza fin dai primi segnali, come sembra aver fatto lo staff di Sinner.
Come si gestisce
La gestione di una patologia da sovraccarico ruota attorno a un principio semplice ma cruciale: ridurre il carico sulla struttura interessata per darle il tempo di adattarsi e recuperare. Questo significa modulare o