lunedì, Agosto 10

Sondaggi politici agosto 2026: FdI primo, a quanto arriva Vannacci

Due rilevazioni pubblicate nel giro di pochi giorni restituiscono un quadro politico in movimento, ma su alcuni punti non coincidono. Il dato che accomuna entrambe riguarda il centrodestra: Fratelli d’Italia resta il primo partito ma arretra, mentre Futuro Nazionale di Roberto Vannacci continua a crescere fino a insidiare, o superare, Forza Italia. Sul resto, le differenze tra istituti sono sufficienti a suggerire cautela.

Cosa dice la rilevazione BiDiMedia

Secondo il sondaggio BiDiMedia realizzato tra il 2 e il 5 agosto, Fratelli d’Italia si attesta al 26,2%, in calo di mezzo punto rispetto alla precedente rilevazione dell’8 luglio. Resta il primo partito con un vantaggio di quasi cinque punti sul Partito Democratico, indicato al 21,4% e anch’esso in flessione. Il Movimento 5 Stelle segue al 12%.

Il dato più discusso riguarda la corsa per il quarto posto: Forza Italia è stimata al 7,2%, Futuro Nazionale al 7,1%, in crescita di quasi un punto. Alle loro spalle Verdi e Sinistra, mentre la Lega di Matteo Salvini resta nella parte bassa della classifica del centrodestra. Più indietro Azione, intorno alla soglia del 3%, seguita da Casa Riformista-Italia Viva, Sud Chiama Nord, +Europa, Progetto Civico Italia, Noi Moderati e Partito Liberal Democratico, tutti sotto il 2,5%.

La rilevazione più recente racconta qualcosa di diverso

Un sondaggio Winpoll diffuso nelle ore successive modifica sensibilmente il quadro. Fratelli d’Italia scende al 25,3%, un livello che risulterebbe inferiore anche al risultato ottenuto alle politiche del settembre 2022. Soprattutto, Futuro Nazionale viene accreditato del 7,8%, quindi non più a ridosso di Forza Italia (7,1%) ma davanti, e con un margine più ampio sulla Lega (5,7%).

Le due fotografie non sono conciliabili nel dettaglio, e la differenza non dipende necessariamente da un errore: istituti diversi usano metodi di raccolta, ponderazioni e trattamenti degli indecisi differenti. È la ragione per cui una singola rilevazione non andrebbe mai letta come una misurazione esatta.

Il numero che cambia il senso di tutto il resto

C’è un dato che raramente finisce nei titoli e che invece è decisivo: secondo BiDiMedia gli indecisi valgono circa il 23%, le schede bianche o nulle il 2,2%, e l’affluenza stimata oscilla tra il 55% e il 59%.

Significa che poco meno di un quarto degli intervistati non ha espresso una preferenza e che oltre quattro elettori su dieci potrebbero non presentarsi alle urne. In questo contesto, un decimo di punto di distanza tra due partiti è una differenza priva di significato statistico: rientra ampiamente nel margine di errore di qualsiasi rilevazione campionaria. Parlare di “sorpasso” imminente, come si è letto in queste ore, è più un espediente narrativo che una lettura dei dati.

Fiducia nel governo e nella premier

Sul fronte del gradimento, sempre secondo BiDiMedia, il 32% degli intervistati esprime un giudizio positivo sull’esecutivo — 15% molta fiducia, 17% abbastanza — a fronte di un 64% di giudizi negativi, di cui il 39% dichiara di non averne alcuna. Il 4% non si esprime.

Per Giorgia Meloni personalmente il dato è leggermente migliore: 35% di giudizi positivi contro il 60% di negativi, con un 5% che non prende posizione. La stessa rilevazione indica che il governo resta apprezzato dalla larghissima maggioranza degli elettori di centrodestra e da circa la metà di quelli di Futuro Nazionale.

Su come interpretare questi numeri le letture divergono. Chi è vicino all’opposizione vi legge un logoramento del consenso alla vigilia della fase pre-elettorale. Da parte della maggioranza si osserva che indici di fiducia di questo ordine di grandezza sono comuni a quasi tutti i governi italiani a metà legislatura, e che il partito della premier resta comunque saldamente il primo del Paese. Entrambe le letture sono compatibili con i dati disponibili.

Resta il quadro di fondo: una destra più frammentata di quella uscita dalle urne nel 2022, con una quarta forza in crescita che erode consensi agli alleati più che agli avversari, e un elettorato in cui la quota di chi non sa o non intende votare pesa più di qualsiasi singolo partito minore.