Durante un evento a Padova, Giorgia Meloni ha sorpreso tutti rifiutando un drink con una frase netta: «Niente alcolici, ho fatto un fioretto». Una scelta che ha lasciato interdetti molti presenti, soprattutto in Veneto, dove il bicchiere è quasi una tradizione culturale radicata. Ma per la premier il fioretto non è un gesto improvvisato né una trovata di immagine: è una pratica religiosa che porta avanti sin da bambina.

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La rinuncia, infatti, è un rituale che Meloni osserva da anni, soprattutto in Quaresima e nel mese mariano. Questa volta ha deciso di estenderlo anche alle settimane che precedono il Natale: alcol bandito fino ai giorni immediatamente precedenti alle feste, quando tornerà a brindare con moderazione per non risultare “la guastafeste” durante gli eventi istituzionali.
Lo spritz, la passione della premier
Non è un mistero che Meloni apprezzi lo spritz, soprattutto durante le serate informali nella sua casa al Torrino. Un drink allegro, conviviale, che spesso accompagna conversazioni politiche e partite di burraco. Ma per lei il fioretto resta comunque una promessa sacra, da rispettare fino all’ultimo.
Per questo ha deciso di mettere in pausa ogni brindisi: niente prosecco, niente amarone, niente cocktail. Una decisione che molti suoi collaboratori conoscono bene e che lei porta avanti senza esibizionismi, ma con convinzione personale.
I giovani e i fioretti: una tradizione che torna
La rinuncia non riguarda solo il mondo adulto o cattolico praticante. Una recente indagine di Skuola.net ha rivelato che il 24% dei maturandi fa fioretti o preghiere per affrontare l’esame di Stato. Un dato sorprendente, che mostra come queste pratiche siano tutt’altro che superate.
Durante il Giubileo dei giovani dell’estate scorsa, inoltre, migliaia di ragazzi hanno raccontato di aver rinunciato per settimane a bibite, dolci, pizza, persino a indossare scarpe comode, trasformando il fioretto in una vera e propria sfida personale.
I fioretti “moderni”: la rinuncia ai social
Per molti giovani la rinuncia più difficile non è più alimentare, ma digitale. Diocesi come Trento e Modena hanno promosso fioretti che prevedono lo stop all’uso dei social network: niente like, niente storie, niente scroll compulsivo.
Un sacrificio tutt’altro che semplice, soprattutto perché i social sono diventati una forma di dipendenza quotidiana. Eppure, sempre più giovani accettano la sfida come segno di forza e autocontrollo.
Il precedente: i fioretti di Silvio Berlusconi
Prima di Meloni, anche Silvio Berlusconi aveva raccontato in tv i suoi fioretti personali: stop al fumo, al gioco e persino al ballo. Rinunce importanti per l’ex premier, che attribuiva queste scelte a profonde convinzioni religiose e agli insegnamenti ricevuti durante l’adolescenza.
Secondo il Cavaliere, ogni fioretto gli aveva permesso di superare momenti difficili della vita personale o imprenditoriale. Una visione molto simile a quella di Meloni, anche se oggi la premier mantiene massimo riserbo sulle motivazioni profonde della sua rinuncia.
Che cosa chiede Meloni in cambio?
Il significato del fioretto, per chi lo pratica, è spesso legato a un desiderio personale, a una richiesta alla Provvidenza o a un bisogno di introspezione. Nel caso di Giorgia Meloni, però, non è chiaro se la rinuncia all’alcol sia legata a un voto personale o semplicemente a un atto spirituale all’interno del proprio percorso religioso.
Quando qualcuno le porge un bicchiere, lei risponde sempre allo stesso modo, con un sorriso: «Ho fatto il fioretto, se ne riparla a Natale». Una frase che per lei non è un vezzo, ma un impegno da mantenere.