La strage di Crans-Montana continua a sollevare interrogativi pesantissimi. A distanza di giorni dall’incendio che nella notte di Capodanno ha trasformato una festa in un incubo, il dibattito si sposta sempre più sulle responsabilità legate alla sicurezza del locale “Le Constellation”, dove hanno perso la vita decine di giovani.
Nel pieno delle polemiche interviene anche Flavio Briatore, imprenditore da anni attivo nel settore dell’intrattenimento notturno, che rompe il silenzio con parole durissime. Per Briatore, quanto accaduto non può essere derubricato a una tragica fatalità.
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“Non è sfortuna: qui c’è qualcosa che non torna”
Secondo Briatore, la dinamica dell’incendio e le caratteristiche strutturali del locale pongono interrogativi che vanno ben oltre il caso. “Non parliamo di sfortuna o coincidenze – ha spiegato –. Quando muoiono così tanti ragazzi in un locale, vuol dire che qualcuno ha sbagliato gravemente”.
Al centro delle sue osservazioni ci sono le condizioni di sicurezza: vie di fuga insufficienti, spazi angusti e una gestione del pubblico incompatibile con le norme che regolano i locali aperti al pubblico.
Il nodo delle uscite di sicurezza
Uno degli aspetti più critici riguarda le uscite di emergenza. Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni, il locale sarebbe stato dotato di una sola scala di fuga, stretta e difficilmente accessibile in caso di emergenza. Una configurazione che, in una situazione di panico e fumo, avrebbe reso impossibile l’evacuazione rapida di centinaia di persone.
“Nei locali che gestiamo – ha sottolineato Briatore – la progettazione parte sempre dalle uscite di sicurezza. Devono essere ampie, visibili e numerose. Solo dopo si pensa al resto. Qui sembra sia successo l’opposto”.
Licenze e controlli sotto accusa
Un altro punto sollevato riguarda il rilascio delle autorizzazioni. Briatore si è detto sorpreso dal fatto che una struttura con quelle caratteristiche abbia potuto ottenere e mantenere una licenza. La questione dei controlli, soprattutto in un Paese noto per la rigidità delle norme, diventa ora centrale nell’inchiesta.
Le autorità svizzere stanno verificando se il locale rispettasse effettivamente tutti i requisiti richiesti, sia prima dell’apertura sia dopo i lavori di ristrutturazione effettuati negli ultimi anni.
Le ipotesi sull’origine dell’incendio
Tra le piste al vaglio degli inquirenti c’è l’uso delle cosiddette “fontane pirotecniche”, dispositivi applicati alle bottiglie durante le feste. Le scintille avrebbero innescato il rogo, propagatosi rapidamente a causa dei materiali presenti sul soffitto.
Su questo punto Briatore ha ricordato di aver bandito da tempo simili dispositivi dai suoi locali, sostituendoli con sistemi elettrici proprio per ridurre i rischi.
L’inchiesta e le responsabilità
L’indagine aperta ipotizza reati pesanti: incendio, omicidio colposo e lesioni. Sotto esame ci sono i gestori, i progettisti, i materiali utilizzati e l’intera catena di controlli che avrebbe dovuto garantire la sicurezza degli avventori.
Il bilancio ufficiale parla di decine di vittime e oltre cento feriti, molti dei quali giovanissimi. Tra i morti sono stati identificati anche ragazzi italiani tra i 16 e i 17 anni, mentre restano ancora dispersi alcuni connazionali.
Una tragedia che riapre il tema della sicurezza nei locali
Le parole di Briatore si inseriscono in un dibattito più ampio, che richiama tragedie del passato e l’importanza delle normative introdotte proprio dopo episodi simili. Norme che prevedono materiali ignifughi, controlli rigorosi e criteri stringenti per la concessione delle licenze.
Crans-Montana rischia ora di diventare un nuovo simbolo di ciò che accade quando la sicurezza viene sottovalutata. Per molti, non si tratta più di capire come sia iniziato l’incendio, ma perché un locale in quelle condizioni fosse pieno di ragazzi quella notte.